Non ha condanne penali ma è stato denunciato per i reati di danneggiamento, minacce, lesioni personali e porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere e il questore gli recìvoca il porto di fucile da caccia. «Comportamenti spiccatamente violenti ed aggressivi – rileva il Tribunale amministrativo regionale per l’Umbria – che appaiono di significativo disvalore sociale essendo indicativi di una personalità incline alla perdita di controllo delle proprie emozioni e dunque non pienamente affidabile circa il corretto uso delle armi».
Fucile da caccia Quelle stesse motivazioni avevano spinto il questore di Terni a emanare un decreto di revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia nei confronti di uomo che, attraverso il suo legale, ha tentato di ottenere di nuovo il certificato rivolgendosi al Tar. Ma i magistrati Raffaele Potenza, Enrico Mattei e Daniela Carrarelli, riuniti in camera di consiglio, hanno respinto le osservazioni mosse e confermato come la revoca dell’autorizzazione del porto d’armi, quale atto con finalità di prevenzione di fatti lesivi della pubblica sicurezza, sia in questo caso motivata essendo sufficiente «l’esistenza di elementi indiziari sulla mera probabilità di un abuso dell’arma o su un’insufficiente capacità di dominio dei propri impulsi ed emozioni». Il cacciatore insomma può dire addio alla passione venatoria. Il tribunale lo ha contestualmente condannato a pagare le spese del giudizio nella misura di 1.500 euro, oltre oneri ed accessori di legge.
