Carabinieri (foto F.Troccoli)

di F.T.

Una vicenda sempre più intricata e dagli sviluppi, al momento, imprevedibili. È quella dei due genitori residenti a Guardea, arrestati per maltrattamenti nei confronti dei due figli gemelli di due anni e otto mesi. Intanto, in attesa di chiarire definitivamente gli aspetti relativi alla maternità e alla paternità dei due bimbi, i carabinieri della compagnia di Amelia hanno aggiunto un altro tassello all’indagine.

Le armi Durante la perquisizione svolta all’interno della casa di famiglia, i militari del Norm di Amelia hanno trovato alcune armi custodite in maniera non regolare. Si tratta in particolare di due fucili da caccia e altrettante pistole, armi per la maggior parte adagiate a ridosso di una parete di una camera. Le pistole avevano le munizioni inserite e una delle due è stata trovata all’interno del comodino della camera da letto. Dalle verifiche, il padre 65enne è risultato in possesso di un regolare porto d’armi che non gli ha però evitato la denuncia per omessa custodia.

Arresti confermati Lunedì il gip del tribunale di Terni aveva convalidato la custodia cautelare in carcere applicata nei confronti dei due, in seguito alle indagini sviluppate dai carabinieri coordinati dal capitano Michele Basilio. Durante l’interrogatorio di garanzia i due indagati hanno respinto tutte le accuse, basate su decine di filmati che gli inquirenti definiscono «inequivocabili».

Dubbi Giunti a questo punto, il vero nodo da sciogliere sembra essere quello relativo alla paternità e alla maternità dei due bimbi. Entrambi nati a Kiev, in Ucraina, i piccoli sono stati registrati all’anagrafe di Soriano nel Cimino come figli della coppia. Agli inquirenti, la donna avrebbe spiegato di averli messi al mondo a Kiev, durante una vacanza. Un dato che gli inquirenti intendono riscontrare attraverso la prova del Dna, visto anche il precedente di una coppia di Crema, finita sotto indagine per sottrazione di minore: i due si erano recati in una clinica ucraina dove l’uomo aveva donato il seme ad una madre ‘surrogata’. Alla nascita del bebè, l’esame del Dna aveva svelato che il piccolo non era figlio di nessuno dei due. Un’amara sorpresa, seguita dalla denuncia e anche da una causa per truffa intentata dalla coppia contro la clinica.

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