«Siamo sconvolti e sconcertati, sia io che mio figlio Angelo. Non so cosa passi nella mente di certe persone, non ho neppure troppe parole per commentare l’accaduto. Quello che posso dire è che siamo tornati indietro con la mente di 23 anni». Queste le parole di Alma Petri, vedova del sovrintendente capo della polizia ferroviaria Emanuele Petri ucciso dalle Nuove Br, riguardo la scritta comparsa su una cappella al cimitero di Tuoro in cui si poteva leggere «Grazie Mario e Desdemona compagni, sbirri infami». Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce sono i due esponenti delle Nuove Brigate Rosse coinvolti nell’omicidio del marito avvenuto su un treno il 2 marzo 2003.
La segnalazione di un cittadino «Sono stata avvisata dell’accaduto dal sindaco di Tuoro – spiega Alma -. A notare quella scritta è stato un cittadino, la segnalazione è arrivata fino alla Digos. Ora però quella scritta è stata cancellata». Un episodio che riaccende un dolore mai passato. Emanuele Petri, medaglia d’oro al valor civile, è sepolto nel cimitero di Vernazzano, non in quello di Tuoro dove è comparsa la scritta. «Siamo sconvolti – dice la vedova -. La prima cosa che ho fatto è stata quella di recarmi al cimitero di Vernazzano da Lele, lì è tutto a posto».
La nota della Regione Condanna unanime da Palazzo Donini. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e la giunta regionale hanno stigmatizzato quanto accaduto al cimitero di Tuoro sul Trasimeno. «A distanza di 23 anni – affermano in una nota della Regione Umbria – è una ferita che si riapre per il dolore di una vita spesa al servizio dello Stato e persa nel compimento del proprio dovere. È un gesto inqualificabile che offende la memoria e il ricordo di Emanuele Petri, il suo sacrificio per difendere la democrazia». La presidente e gli assessori sottolineano inoltre che «questi comportamenti vanno condannati senza alcuna remora perché non ci deve essere spazio per atti vandalici infami e per coloro che offendono i nostri valori e richiamano gli anni bui del terrorismo». Dalla Regione è arrivato anche un messaggio di vicinanza alla famiglia del sovrintendente capo della polizia ferroviaria: «Esprimiamo vicinanza e affetto alla moglie Alma, al figlio e a tutti i familiari che sono stati costretti a rivivere una sofferenza indicibile».
La nota del Coisp Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato di polizia Coisp. «Le scritte comparse nel cimitero di Tuoro sul Trasimeno non sono una semplice bravata né un atto vandalico come tanti: sono un gesto vigliacco e infame che tenta di colpire la memoria di un servitore dello Stato che con il proprio sacrificio contribuì a fermare una delle più pericolose organizzazioni terroristiche che il nostro Paese abbia conosciuto negli ultimi decenni. Emanuele Petri non fu soltanto un poliziotto caduto in servizio: fu l’uomo che svolgendo fino in fondo il proprio dovere consentì di disarticolare le Nuove Brigate Rosse e di impedire che il terrorismo continuasse a seminare morte e paura», dichiara in una nota il segretario generale del Coisp, Domenico Pianese. Il sindacato esprime quindi «piena solidarietà» alla famiglia Petri, «costretta ancora una volta a rivivere una ferita mai completamente rimarginata». «Chi oggi celebra terroristi assassini – aggiunge Pianese – dimostra di stare dalla parte sbagliata della storia e di essere contro la democrazia. Il nostro auspicio è che i responsabili vengano individuati al più presto, perché dietro una bomboletta spray non c’è alcun coraggio: c’è soltanto il volto meschino di chi prova a riscrivere la storia insultando la memoria di chi ha dato la vita per difendere quella di tutti noi».
Pasquali A intervenire è anche il sindaco di Passignano, Sandro Pasquali, che sul suo profilo Facebook esprime «la più ferma condanna nei confronti di questo gesto, e la totale vicinanza alle famiglie delle vittime del terrorismo, unitamente alla vicinanza ai cittadini di Tuoro, al sindaco e amministratori comunali. La democrazia e la libertà – dice – appartengono al confronto, alle forze politiche e sociali che siedono nelle istituzioni, alla società che ha avuto ed avrà sempre gli anticorpi contro il terrorismo. Un particolare abbraccio ad Alma e alla sua famiglia, immagino il loro stato d’animo in queste ore, vi siamo accanto».
FdI Condanna anche da parte di Fratelli d’Italia. Per il presidente provinciale Alessandro Moio si tratta di «un episodio che non può essere sottovalutato» perché «esaltare figure legate alla stagione del terrorismo politico significa riaprire ferite profonde della nostra storia nazionale». Moio esprime fiducia nelle indagini affinché «vengano individuati al più presto i responsabili». Anche il consigliere comunale Mauro Lunetti parla di un gesto grave che richiama «una delle pagine più buie della storia italiana». Fratelli d’Italia rinnova infine la vicinanza alla comunità di Tuoro.
