Uno yak tibetano

Non avrebbe mai pensato di ritrovarsi peli di yak tibetano al posto dei capelli, un cliente perugino di un’azienda che li impianta a chi li ha perduti. S.I., imprenditore che aveva aperto uno studio in franchising è stato condannato a 6 mesi di reclusione, 400 euro di multa (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale di 7 mila euro, come riportato stamane dai quotidiani locali.

Peli al posto di capelli La disavventura è toccata a un ignaro perugino che cercava di rinfoltire la sua chioma. Si è così rivolto a uno studio che opera in franchising per conto di una grande azienda del settore, poi miseramente fallita. Ebbene, l’uomo dopo qualche tempo si è accorto che quelli che gli avevano inserito nel cuoio capelluto non erano capelli umani come promesso, bensì peli di yak tibetano.

Colpa dei fornitori La difesa, sostenuta dall’avvocato Claudio Caparvi, sostiene che che è l’imprenditore la vera vittima della truffa da parte della ditta fornitrice, che avrebbe modificato in modo unilaterale gli accordi sostituendo i capelli con peli di yak. E, in effetti, sulla ditta sembra siano piovute decine di denunce per il fatto che i “capelli” impiantati si rompevano e sfibravano. Segno evidente che i peli di yak non sono adatti all’uopo.

Lo yak Come informa wikipedia, lo yak (Bos grunniens, Linnaeus 1766) detto anche bue tibetano, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi. Il maschio viene detto drong, mentre per le femmine si utilizza il termine drinak e vive sull’altopiano del Tibet, nel Pamir e alle pendici dell’Himalaya, fino a 6000 metri di altitudine.

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