La Corte d’appello di Perugia torna di nuovo in bilico. La commissione ministeriale guidata da Michele Vietti, ex vicepresidente del Csm, ha messo a punto una nuova ipotesi di riforma della geografia giudiziaria in Italia con una proposta di ddl delega che vedrà la luce il 31 marzo.

Perugia rischia La direzione fissata è quella della riduzione del numero delle Corti d’appello in base a carichi di lavoro e numero di abitanti per arrivare tendenzialmente a distretti con almeno un milione di abitanti. Ma anche un ulteriore taglio dei tribunali. Ovvio che si torni a parlare di Perugia, che controlla un territorio con meno di 900 mila abitanti.

Regole e logica Da quanto filtra, comunque, la riforma non dovrebbe essere attuata rigidamente. Da un lato perché tra le Corto d’appello a rischio (Perugia, Potenza, Campobasso, Reggio Calabria, Caltanissetta, Messina, Bolzano, Trieste, Sassari e Lecce) ce ne sono alcuni in aree ad alta incidenza della criminalità organizzata. Ma anche perché si lascerebbero scoperte parti di territorio in posizione difficile anche dal punto di vista geografico. Perugia, poi, è capoluogo di regione e potrebbe essere salvaguardata.

Verini rassicura A gettare acqua sul fuoco qualche giorno fa il deputato umbro, Walter Verini. «Gli allarmi – dice – nascono da un documento elaborato da una commissione ministeriale di studio (di studio), nominata dal ministro che ha prodotto una relazione nella quale, in mezzo a tante altre cose, si ipotizzano parametri per i distretti giudiziari che penalizzerebbero certi distretti. Il ministro Orlando, con il quale ho parlato di queste voci proprio giovedì scorso, ha sottolineato il carattere di contributo di questo documento, che non è né un decreto, né una legge, né una disposizione. Ma un contributo di esperti. Che il Ministro, quando vorrà, valuterà. Che a sua volta il Governo valuterà. E che sarà poi il Parlamento, se e quando il documento verrà sottoposto, a valutare. Qui siamo, dunque».

Confronto col Csm Oltre a governo e Parlamento, ci sarà poi il confronto necessario con il Csm. Di certo c’è l’esigenza di sforbiciare le attuali 26 Corti d’appello e tre sezioni staccate ma sembrerebbe davvero incomprensibile lasciare un’intera regione senza una Corte d’appello. A meno che non si sia già entrati nella logica delle macroregioni e la giustizia ne voglia essere apripista.

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