di Francesca Marruco
Non c’è nessun responsabile per la morte di George Tudor, il giovane annegato nel fiume Tevere il primo aprile dello scorso anno. Il gip del tribunale dei minori di Perugia ha infatti disposto l’archiviazione dell’indagine a carico di Alessio M., l’amico del giovane deceduto che si trovava con lui quella mattina in riva al fiume, indagato per omissione di soccorso.
Difesa Il giovane, assistito dall’avvocato Marco Brusco, aveva sempre sostenuto di aver inizialmente pensato ad uno scherzo di George Tudor e di non aver mai voluto lasciarlo annegare. I due ragazzi avevano marinato la scuola ed erano andati in riva al Tevere ad inalare il ghiaccio spray che li aveva storditi. «Dall’analisi dei tabulati telefonici, non si evincono elementi utili a dimostrare la reità dell’indagato» scrive il magistrato che ha condotto le indagini e ha chiesto di archiviare la posizione del minorenne.
Il sospetto A sospettare del comportamento del minorenne erano stati i carabinieri di Ponte San Giovanni che avevano indagato sull’accaduto e avevano chiesto l’acquisizione dei tabulati telefonici relativi all’utenza del giovane indagato. «In particolare – scrivevano i militari – non si comprendono le ragioni per le quali l’amico non abbia tentato in alcun modo di buttarsi in acqua per tentare di salvare il compagno, riferendo che riteneva trattarsi di uno scherzo». Inoltre, sottolineavano i carabinieri, dal momento della caduta in acqua di George a quando Alessio chiamò i soccorsi passò più di un’ora. Durante la quale il minorenne cancellò chiamate e messaggini dal suo cellulare. Fatto questo che suscitò non poche perplessità.
Nessun reato Dall’analisi dei tabulati del telefono non erano emersi elementi tali da far pensare ad una volontà del ragazzo di non soccorrere l’amico. «A parere di questo ufficio – scrivevano i carabinieri – non vi sono elementi da poter far presupporre che da parte del minore vi possa essere stata una omissione di soccorso, poiché lo stesso, in parte non era nelle condizioni di portare soccorso all’amico poiché anch’esso sotto l’effetto del gelo spray inalato e perché comunque, non appena verosimilmente ripresosi, ha cercato di mettersi in contatto con chi conosceva».
La spiegazione Perché allora messaggi e chiamate cancellate? Lo aveva spiegato lui stesso ai carabinieri poche ore dopo la morte del suo amico: « Le telefonate, subito dopo che George è caduto in acqua le ho cancellate, per distrarmi un po’». Per i messaggi invece, ha detto di averli cancellati «perché c’erano i messaggi che inoltravo e ricevevo dalla mia fidanzata. Pensavo che voi mi avreste controllato il telefono e non volevo che venissero letti».

