Il Lisiapp contro il Garante dei detenuti. Entra a gamba tesa sulla delicata partita dell’elezione del Garante dei detenuti, il sindacato della polizia penitenziaria che «critica energicamente l’introduzione della figura», chiedendo contestualmente di renderne noto il costo dell’operazione.
La premessa della durissima presa di posizione: «Il comparto sicurezza – si legge nella nota – è stato profondamente colpito da misure anticrisi con tagli al personale, stipendi congelati e scatti di anzianità bloccati, senza contare il sovraffollamento delle carceri, il deficit di manutenzioni ordinarie e straordinarie agli istituti e il ridimensionamento delle voci di bilancio per l’acquisito di beni di prima necessità, generi per l’igiene personale o delle utenze come il riscaldamento».
Poi l’affondo: «Ed è nell’ambito di questo quadro che critichiamo energicamente la volontà
politica della Regione che intravede nella figura del Garante dei detenuti la risposta alle criticità delle strutture penitenziarie. In un periodo in cui ai cittadini – prosegue la note – vengono chiesti grossi sacrifici, il consiglio regionale vorrebbe creare questa “autorevole” ed “essenziale” figura che, di fatto, ricalca quella del magistrato di sorveglianza senza però averne i poteri, senza essere autorizzata». Meglio: «Il Garante dei detenuti non ha nessun potere di legge, non ha il diritto di accedere nelle carceri né di colloquiare con detenuti se non autorizzato dalla direzione delle stessa».
E infine le domande: «Questa figura, oltre ad un considerevole stipendio, sarà dotato di un entourage costituito da segretari, addetti e portavoce, con tanto di ufficio con costi rilevanti per il già tartassato contribuente umbro? Ai nostri politici fautori del Garante chiediamo, per trasparenza, di comunicare ai cittadini i costi dell’operazione»
