di Massimo Colonna
Un evento del genere non si era mai verificato prima in Ast, dato che ad Arpa non erano mai arrivate segnalazioni di questi tipo di incidenti.
Fumi Ast: prime ipotesi La colorazione giallastra dei fumi probabilmente, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi, sarebbe dovuta a delle sostanze che la multinazionale utilizza per abbattere le polveri. Questi i primi riscontri che emergono dai sopralluoghi dei tecnici dell’Arpa, che già domenica sera erano presenti in viale Brin dopo l’emissione anomale di fumi dall’interno dell’acciaieria. Secondo quanto ricostruito finora da Arpa e dall’azienda, il problema si è verificato durante le operazioni di spostamento di una siviera che conteneva acciaio fuso, in un’area dove non c’erano materiali potenzialmente pericolosi. Per cause ancora da accertare si è verificata la fuoriuscita di fumo, che ha assunto una colorazione giallastra probabilmente a causa della presenza di sostanze utilizzate dalla multinazionale per abbattere le polveri. I controlli comunque proseguiranno per chiarire le cause della presenza anomala di fumi.
Il sindaco in consiglio Lunedì pomeriggio in consiglio comunale ha parlato della vicenda anche il sindaco Leonardo Latini spiegando che «l’episodio si inquadra in un discorso più ampio che riguarda ripetute emissioni che provengono da Ast, come confermato dalla presenza di metalli riscontrata nelle polveri. La giunta, che si è riunita d’urgenza, ha deciso che farà le dovute segnalazioni alle autorità competenti». Quindi la lettera del ministero dell’Ambiente arrivata nei giorni scorsi a Palazzo Spada coi «dati che hanno rivelato concentrazioni di metalli nelle acque e un valore particolarmente acido del ph. La nota del ministero ci invitava a procedere con specifici provvedimenti: abbiamo convocato un tavolo tecnico, che si è tenuto giovedì, e che ha visto anche la partecipazione dell’azienda, in particolare dell’ufficio ambiente dell’Ast. Sono state avanzate richieste di chiarimento, l’azienda ha spiegato l’accaduto e descritto le azioni poste in essere, poi la discussione è andata avanti tra gli enti ed è stata evidenziata la necessità di ulteriori approfondimenti e una verifica immediata da parte della asl delle acque utilizzate all’interno dello stabilimento. La Asl ha dichiarato, inoltre, che avrebbe intensificato i monitoraggi sulle acque potabili nelle zone limitrofe».
Caso in Parlamento Gli esponenti del M5s, il senatore Stefano Lucidi e il consigliere regionale Andrea Liberati, hanno annunciato una interrogazione parlamentare: «Se un’azienda causa un disastro ambientale e mentre esegue le proprie attività trae profitti, allora questi ultimi possono essere confiscati e destinati alle bonifiche. Veleni nell’aria e inquinanti nelle acque sotterranee ben oltre i limiti provocati da Ast configurano un disastro ambientale. Senza se e senza ma. La legge sugli ecoreati, la numero 68 entrata in vigore nel 2015, circoscrive molto bene il caso di disastro ambientale e soprattutto il fatto che, durante le attività d’impresa, siano fatti profitti a scapito dell’ambiente. Nei giorni scorsi la multinazionale tedesca aveva vantato utili per 98 milioni di euro, ma ci chiediamo quale prezzo debba ancora continuare a pagare la città di Terni, perché sono stati accertati veleni e contaminanti sia nell’aria sia nel sottosuolo, ternano».
Visita in Ast Intanto il presidente della Seconda Commissione regionale, Eros Brega, ha dato seguito alla richiesta del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di organizzare una visita ispettiva alla Acciaierie sulla questione dell’inquinamento. Brega ha provveduto quindi ad inviare alla Thyssen Krupp richiesta formale per un sopralluogo. Sul caso, lunedì pomeriggio sono intervenuti i segretari metalmeccanici che in una nota congiunta, ad eccezione dell’Usb, hanno scritto: «Quanto accaduto certifica quanto più volte messo in evidenza da parte delle organizzazioni sindacali in merito ai temi della salute-ambiente-sicurezza all’interno del sito. La sottoscrizione del protocollo, avvenuta qualche giorno fa, rappresenta un punto di avanzamento per i temi sopra detti, a condizione però che i soggetti coinvolti lavorino tutti nell’applicazione dei suoi contenuti; è grave che a fronte di quanto successo, in merito all’ipotetico inquinamento delle acque e rispetto alle emissioni in aria avvenute ieri durante un ciclo di lavorazione, ancora ad oggi Ast non abbia informato i soggetti firmatari del protocollo stesso».
I sindacati «Riteniamo – proseguono Fim, Fiom, Fismic, Ugl e Uilm – che oltre al problema, ormai certificato, di uno scorretto sistema di relazioni sindacali, sia evidente come Ast metta in atto una politica tesa a curare l’immagine aziendale esternamente, minimizzando le criticità presenti all’interno dello stabilimento. Come organizzazioni sindacali ribadiamo che occorre, da parte degli organi competenti, far rispettare le regole esistenti e al contempo pretendere che l’azienda metta a punto pratiche operative efficienti ed efficaci, al fine di tutelare al massimo la salute dei lavoratori, la loro sicurezza e l’ambiente di lavoro. Controlli più frequenti da parte degli organi preposti e significativi investimenti da parte della multinazionale, per far sì che ambiente e lavoro siano pienamente compatibili. A questo proposito ricordiamo che molte sono state le contrattazioni aziendali, nella storia di Terni, che hanno obbligato l’azienda ad investire su questi temi, facendo notevoli passi avanti che però riteniamo non esaustivi e sufficienti. Oggi, a fronte degli utili annunciati, è necessario, come già chiesto esplicitamente, prevedere investimenti nel piano industriale che migliorino quantità e qualità delle produzioni, ma soprattutto qualificano ambientalmente il sito di Terni».
Questioni ambientali «Infine – concludono i rappresentanti delle tute blu – auspichiamo che la politica tutta eviti slogan semplicistici e propagande elettorali utilizzando questi temi. Pretendiamo che l’azienda traduca i tanti annunci in atti concreti e investimenti qualificanti per Terni. Occorre da parte di tutti la stessa responsabilità messa dalle organizzazioni sindacali, con maggiore attenzione ed incisività ognuno nello svolgere bene il proprio dovere per il bene dei lavoratori, ma più in generale dei cittadini di questa comunità».
La Lega «Prima il caso delle acque sotterranee contaminate da cromo esavalente, poi l’episodio del fumo arancione fuoriuscito: Ast faccia maggiore attenzione e provveda a ridurre l’impatto ambientale sul territorio». Lo dice il capogruppo Lega Umbria, Emanuele Fiorini. «Dobbiamo andare oltre l’annoso dilemma tra industria e ambiente, tra lavoro e tutela della salute, è arrivato il momento di voltare pagina e definire una linea di azione che veda il tema dell’inquinamento al centro dell’agenda politica comunale, regionale e nazionale e al centro delle dinamiche aziendali e produttive di Ast Terni. Poche settimane fa l’azienda ha confermato un utile netto di oltre 98 milioni di euro? Bene, venga incrementata la spesa relativa all’acquisizione di tecnologie utili a ridurre emissioni».
@tulhaidetto
