di C.F.

Tre imprenditori agli arresti domiciliari e sequestrati beni per 1,5 milioni di euro. C’è il commercio di prodotti petroliferi al centro dell’inchiesta della procura di Perugia che ha chiesto e ottenuto dal gip Angela Avila le misure cautelari per i tre, di cui uno di nazionalità polacca, contestando una serie di reati tributari per l’evasione di 1,5 milioni di Iva, su una parte dei quali è stato ipotizzato anche l’autoriciclaggio, quantificato in circa 550 mila euro. Ristretti ai domiciliari Nicola Antonio De Lisi, 64 anni, residente a Bettona; Claudio Perretti, 59 anni, di Castelfranco Veneto; e Janusz Kruk, 51 anni, residente a Roma: tutti sono difesi dall’avvocato Cristina Zinci. Tra i beni su cui sono scattati i sigilli in Umbria, oltre ad alcuni conti correnti, anche un casolare e un agriturismo.

Frode carosello Il meccanismo di frode scoperto dai finanzieri del Nucleo di polizia economico e finanziaria di Perugia è quello del cosiddetto “carosello” che viene organizzato attraverso operazioni fittizie per evadere l’Iva. Le indagini hanno preso avvio nell’ambito dell’inchiesta che nei giorni scorsi ha fatto scattare altri arresti e sequestri per 8 milioni di euro e al centro ci sono forniture di carburante effettuate, a partire dal 2017, da due società, una tunisina ed un’altra con sede nelle Isole Seychelles, entrambe segnalate da varie Unità di Informazione Finanziaria (Financial Intelligence Unit) estere per comportamenti sospetti sotto il profilo del possibile riciclaggio dei proventi del contrabbando di petrolio.

Evasione Iva Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle il petrolio acquistato era stoccato in un deposito costiero della Spagna, nella città Cartagena, e veniva acquistato “cartolarmente” da una società italiana con sede a Roma, che per gli inquirenti è un missing trader, cioè creata appositamente per realizzare scambi commerciali esclusivamente cartolari senza ottemperare agli obblighi di versamento dell’Iva, oltreché privo della minima struttura organizzativa e patrimoniale. Il combustibile, su cui hanno indagato i finanzieri, veniva poi ceduto a una società filtro con sede in provincia di Perugia che, a sua volta, lo rivendeva ad altre società fittiziamente interposte sempre “cartolarmente” per poi giungere al destinatario finale che alimentava una rete di pompe bianche, ossia distributori senza logo che praticano prezzi scontati lucrando sull’Iva non versata all’Erario.

Autoriciclaggio Dietro alla frode carosello, comunque si muoveva il petrolio, che dal deposito spagnolo veniva trasferito via mare in uno di Genova e da qui attraverso autobotti ai destinatari finali in questo Stato, con una società italiana che rappresenta il primo acquirente nazionale, che avrebbe dovuto versare l’Iva, già indebitamente detratta delle società filtro. Gli accertamenti degli investigatori hanno permesso anche di ricostruire che l’imposta non onorata al fisco italiano veniva dirottata verso conti correnti in Tunisia e a Malta e, per la restante parte, utilizzata per investimenti immobiliari, con l’acquisto di casolari sulle colline venete e umbre, dietro lo schermo di due società croate, direttamente riconducibili ai responsabili della frode.

Tre arresti La ricostruzione delle ipotesi accusatoria della procura di Perugia è stata condivida dal gip che ha rilevato la «sistematica reiterazione degli episodi criminosi», la «rilevantissima entità» degli importi dell’imposta evasa, che potrebbe essere ancora oggetto di ulteriori condotte di autoriciclaggio, e ha fatto scattare gli arresti domiciliari nei confronti di tre imprenditori, di cui uno di nazionalità polacca, tutti radicati nel territorio umbro, nonché il sequestro preventivo di somme di denaro, beni mobili ed immobili per circa 1,5 milioni di euro.

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