Uno degli egiziani fermati nell’ambito dell’indagine sugli accoltellamenti di Magione prova a difendersi spiegando di non aver aggredito nessuno dei due ristoratori. Lo ha fatto questa mattina davanti al gip di Perugia. Affiancato dall’avvocato Gianni Dionigi ha spiegato al giudice per le indagini prelilinari: «Perché sono montato in macchina con gli altri miei connazionali indagati? Avevo paura, ero andato lì per mangiarmi una pizza. Mentre venivano sferrate le coltellate mi sono allontanato – prosegue la ricostruzione difensiva – poi però mi hanno gridato ‘Se non sali quelli ti ammazzano’ e così per paura sono montato. Pochi chilometri più avanti però sono sceso al volo dalla macchina». Dionigi ha detto che per quanto riguarda i fatti di San Feliciano se si è trattato di una spedizione punitiva, un’ aggressione premeditata, un litigio oppure altro è ancora tutto da chiarire».
Al volante dell’auto in fuga c’era una donna, ora agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio. Si tratta dell’ex moglie di una delle vittime, attuale compagna di uno degli indagati. Lei, difesa dall’avvocato Claudio CVimato che ha chiesto la revoca della misura, ha detto di essere intervenuta solo quando ha visto uscire fuori dal ristorante il marito con un mattarello in mano. Nel corso della colluttazione – ha spiegato – sarebbe intervenuta per dividere i contendenti «Non ho istigato nessuno, non ho mai detto ‘ammazzateli tutti’ – sono le sue parole -. Chi ha sferrato le coltellate? Non sono in grado di dirlo».
