di Enzo Beretta
È «necessario svolgere rilievi e accertamenti» sul materiale informatico sequestrato all’escort gay arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di estorsione nei confronti di un frate. È quanto si legge nel decreto attraverso il quale la Procura della Repubblica di Perugia ha sequestrato due computer portatili e due cellulari di proprietà del 32enne albanese rimesso subito in libertà dal giudice per le indagini preliminari. L’uomo è accusato di aver ricattato il religioso chiedendogli denaro altrimenti avrebbe diffuso il breve video registrato con il telefonino al termine di un incontro sessuale.
Le indagini La perquisizione è avvenuta martedì 19 settembre nell’abitazione dell’indagato. Sono stati sottoposti a sequestro probatorio un computer portatile Lenovo e un Toshiba, insieme a un iPhone 8 e un secondo smartphone, uno Xiaomi Redmi. Quella mattina i carabinieri di Santa Maria degli Angeli hanno dapprima perquisito lo straniero, trovato in possesso di una busta bianca da lettere con 230 euro dentro (una banconota da 50 euro, sei da 20 e sei da 10) e dello smartphone Xiaomi dual-sim. «Al fine di ricercare ulteriori oggetti pertinenti al reato di estorsione per cui si procede – è scritto nel verbale – avendo fondato motivo di ritenere che l’indagato occultasse cose o tracce pertinenti a quanto in contestazione, abbiamo ritenuto necessario procedere anche alla perquisizioni locali dell’appartamento di domicilio».
La perquisizione Proseguono gli investigatori: «Preventivamente l’indagato veniva reso edotto dei motivi della nostra presenza ed invitato a consegnare tutti i supporti informatici e telefonici in suo uso o possesso. Non ottenendo quanto richiesto si dava corso alla perquisizione che consentiva di rinvenire il materiale materiale ritenuto di interesse ai fini dell’attività di polizia giudiziaria».
