di Barbara Maccari
Entravano in azione nel tardo pomeriggio, controllando prima che le case fossero vuote. Un foto alla finestra o una forzatura col piede di porco e il gioco era fatto. Hanno seminato il panico in mezza Umbria contribuendo ad alzare il già alto allarme sociale legato ai furti. Ma finalmente, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura della Repubblica di Perugia insieme a quelli del nucleo operativo e radiomobile della compagnia Città di Castello, hanno arrestato in flagranza di reato quattro uomini, tutti di origine nomade residenti a Foligno, con l’accusa di furto aggravato in appartamento.
Lunga indagine L’indagine lunga e serrata portata avanti con i metodi tradizionali, pedinamenti, appostamenti, testimonianze e segnalazioni dei cittadini, è partita dopo un furto a Pierantonio. Negli ultimi mesi il fenomeno criminoso si è poi diffuso a macchia d’olio su tutta l’Alta Valle del Tevere e in provincia di Perugia. I carabinieri tifernati, in stretta collaborazione con la sezione di polizia giudiziaria di Perugia aliquota carabinieri, analizzando gli elementi in possesso hanno focalizzato la propria attenzione ed i propri sospetti su un gruppo di quattro persone nate in Italia, ma di origine nomade, residenti a Foligno.
Pedinamenti Operando congiuntamente i due reparti hanno iniziato a pedinare la banda seguendola per tutta l’Umbria, in particolare nelle ore pomeridiane, quando i quattro si riunivano e girovagavano a bordo di un’Audi, di loro proprietà. Mercoledì pomeriggio nel corso dell’ennesimo pedinamento, i carabinieri li hanno seguiti fino a Bevagna. In una zona periferica uno dei quattro malviventi ha lasciato gli altri suoi tre complici nelle vicinanze di un’abitazione, vuota in quel momento, e si è poi allontanato.
Colti in flagranza I tre ladri, dopo aver forzato una finestra, si sono introdotti all’interno dell’abitazione riuscendo a rubare soltanto pochi monili d’oro. Una volta portato a termine il colpo i tre si sono ricongiunti con il loro complice alla guida dell’Audi. A quel punto è scattato il blitz dei carabinieri tifernati (che erano presenti in zona con diverse pattuglie, alle quali se ne sono poi aggiunte altre a Bevagna) che hanno bloccato la macchina e bloccato la banda. La refurtiva è stata restituita a legittimo proprietario.
Arresto Per i quattro è scattato l’arresto in flagranza di reato. Sono tutti nati in Italia ma di origine nomade, età compresa tra i 20 ed i 34 anni, e risiedono a Foligno in ‘casette mobili’, ed hanno precedenti di polizia per reati contro il patrimonio. Dopo aver trascorso la notte di mercoledì presso la camera di sicurezza, giovedì pomeriggio i quattro sono stati portati presso il tribunale di Spoleto. L’arresto è stato convalidato. In attesa del processo, fissato a febbraio, il giudice ha concesso loro gli arresti domiciliari.
Operazioni di contrasto Ora la seconda parte dell’indagine per i carabinieri, ovvero accertare e dimostrare quanti e quali furti siano attribuibili alla banda in Alto Tevere. Soddisfatto del risultato il capitano della compagnia Città di Castello, Alfredo Cangiano: «L’attività di contrasto al fenomeno dei furti nella nostra Valle sta portando i suoi frutti. Questa importante operazione va ad aggiungersi a quella svolta dai militari ad Umbertide nei giorni scorsi quando è stato scoperto il covo di un’altra banda di tre albanesi. Per ben sei volte siamo riusciti ad intercettare i ladri, in due casi i malviventi sono stati costretti ad abbandonare l’auto e la refurtiva, negli altri quattro sono scappati. In nessuno dei casi successi nella nostra zona i ladri hanno mai minacciato o aggredito persone, né nessuno è mai stato addormentato».
Modalità La banda entrava nelle case sfondando un vetro, con fessure negli infissi, con piedi di porco o forzando il nottolino della serratura, come ha spiegato il colonnello Giovanni Mele, comandante del nucleo di polizia giudiziaria: «Questa banda non usava ‘pali’, semplicemente girava lungo il territorio e si fermava quando aveva individuato un’abitazione vuota da poter ripulire, di solito in un orario compreso tra le 17 e le 20. Il loro obiettivo era quello di passare inosservati e di non perdere tanto tempo in un colpo, puntavano alla quantità e non alla qualità, la loro caratteristica era la mobilità, per questo non è stato facile prenderli con le mani nel sacco».
