di C.F.

Il Comune di Spoleto vuole costituirsi parte civile nel processo a carico di Nicola Gianluca Romita, che è accusato di aver strangolato e ucciso la moglie Laura Papadia nel loro appartamento di via Portafuga lo scorso 26 marzo. Una ricostruzione, questa, che è stata sostanzialmente confermata dallo stesso Romita, il quale ha confessato il femminicidio sia agli inquirenti poche ore dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Papadia che successivamente al gip in sede di interrogatorio di garanzia.

La decisione è stata presa lo scorso 5 febbraio con apposita delibera di giunta, che è poi stata pubblicata all’Albo pretorio il 9 febbraio alla vigilia dell’udienza preliminare a carico di Romita, dal 26 marzo scorso recluso nel carcere di Maiano (Spoleto). L’incarico di rappresentare il Comune è stato affidato all’avvocato in organico allo stesso ente Alessandra Rondelli. Sarà il gup Teresa Grano, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio di Romita per omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, a stabilire se il municipio potrà essere ammesso come parte civile nel processo. Le parti offese fin qui individuate dalla Procura di Spoleto sono il papà e i due fratelli di Papadia.

Nella delibera si legge che la giunta «all’unanimità dei presenti» reputa «opportuna» la richiesta di costituzione in giudizio a fronte «dell’impegno attivo nella lotta e nella prevenzione dei fenomeni di violenza contro le donne nel proprio territorio». Una nota dell’ente precisa che con l’iniziativa si «vuole non solo ribadire il valore e l’importanza dell’impegno diretto delle istituzioni a favore e a sostegno delle vittime e delle loro famiglie, ma anche testimoniare la totale e assoluta contrarietà della comunità spoletina verso qualsiasi manifestazione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica perpetrata nei confronti della donna».

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