di Marta Rosati
Un’udienza breve, quella di venerdì mattina, davanti al Gip di Roma, Antonella Minunni, per Nors Manlapaz. La madre di Mark Samson, reo confesso dell’atroce delitto della giovane studentessa di Terni, Ilaria Sula, ha patteggiato due anni, la pena è sospesa. Era accusata di concorso in occultamento di cadavere, in quanto avrebbe ripulito dal sangue la stanza da letto, dove il figlio ha ucciso l’ex fidanzata lo scorso marzo.
Per i genitori della vittima un ennesimo colpo al cuore; il patteggiamento con sospensione della pena sta a significare che la donna eviterà il carcere. Questo prevede la legge, ma per i familiari della 22enne uccisa a coltellate, chiusa in un sacco, poi in valigia e gettata in un dirupo, è inaccettabile. Lo rivela l’avvocato di parte civile, Giuseppe Sforza del Foro di Terni, che è al loro fianco dal primo momento. Pensare che una donna, una madre, nel tentativo di coprire un atroce delitto, abbia aiutato il figlio a ripulire la stanza e disfarsi del corpo di Ilaria, senza che sconti nemmeno un giorno della sua pena in carcere, è difficile da accettare. Ma del resto non c’è giustizia che possa in alcun modo colmare il vuoto lasciato dalla ragazza e alleviare il dolore dei suoi genitori.
Prosegue intanto il processo a carico dell’ex fidanzato di Ilaria. Lunga la lista dei testimoni da ascoltare, per ricostruire nel dettaglio la vicenda, i contatti del giovane con lei e con altri prima e dopo il delitto. Data per scomparsa, dal cellulare della giovane era proprio Mark a inviare messaggi per far credere che fosse ancora viva, ma quando gli inquirenti hanno chuso il cerchio proprio sul giovane filippino, l’agghiacciante scoperta alla periferia di Roma. Samson deve rispondere di omicidio volontario aggravato.
