di Francesca Marruco
«Ho comprato il cutter per me perché ormai ero certo, da come Ofelia mi parlava, conoscendola bene, che non mi avrebbe seguito in Inghilterra. Alla fine è uscito fuori il discorso, non so se da lei o da me, che dovevamo ucciderci prendendo delle pasticche. Avevamo solo 4-5 pasticche di Diazepam, ma lei non prendeva nulla , in quei momenti non so spiegare ma io volevo morire, io effettivamente ho chiuso la porta e ho messo le chiavi dentro la tasca. Non ricordo bene se prima ho provato a tagliarmi le vene oppure ho colpito Ofelia, sta di fatto che alla fine l’ho colpita prima con la tavola sulla testa e poi l’ho colpita con il cutter. Lei non ha urlato, era passiva, credo che volesse farla finita anche lei ma non so se volesse tagliarsi e vene. Il cutter l’ho comperato perché volevo farla finita». Sono stati i carabinieri di Gubbio, guidati dal tenente Pier Giuseppe Zago che hanno trovato il negoziante che glielo aveva venduto la mattina dell’omicidio per 1,80 euro.
Incapace di intendere e di volere? E’ questo il passaggio centrale del verbale redatto in occasione dell’interrogatorio di garanzia in carcere a Danut Bardu, il giovane romeno che l’8 marzo scorso ha ucciso la fidanzata Ofelia sgozzandola in un affittacamere di Gualdo Tadino. Adesso il suo nuovo legale, l’avvocato Antonio Cozza dello studio Gentile, ha intenzione di farlo sottoporre ad una perizia psichiatrica, per vedere se al momento dell’omicidio era capace di intendere e di volere. La difesa insomma punta all’infermità mentale. Totale o parziale. E anche la procura, per verificare quanto quel Diazepam possa aver influito sulle sue capacità ha disposto un accertamento in tal senso.
Il retroscena Intanto però, a leggere le sei pagine di verbale, Danut ha spiegato molto bene i retroscena che hanno portato al suicidio: «Circa due mesi fa – raccontò al giudice -avevamo deciso insieme di partire per l’Inghilterra, ed io avevo venduto una Bmw, gli attrezzi edili e una moto Aprilia, in tutto avevo ricavato circa cinque mila euro. I soldi erano dentro casa, avremmo dovuto partire, ma lei prelevò 4000 mila euro, poi si è allontanata e mi ha mandato un messaggio in cui diceva che non si sarebbe partita con me, mi ha lasciato solo mille euro, per le spese che dovevo affrontare. Ho cercato di parlare con i parenti di lei, ma non ci sono riuscito e per partire mi sono dovuto far pagare il biglietto da mia sorella che sta in Inghilterra».
LA SCIA DI SANGUE DELLE DONNE IN UMBRIA
L’odio verso il padre di lei Un volta andato in Inghilterra e iniziato a lavorare, «Ofelia – ha raccontato ancora -mi telefonava con Skype mentre ero in Inghilterra . Io continuavo ad essere innamorato di lei, anche se lei era continuamente indecisa se raggiungermi o meno, anzi ogni giorno cambiava atteggiamento dopo aver parlato col padre o con la madre. Il padre era contrario al nostro rapporto, io l’ho sempre odiato perché so che era stato lui ad indurla, quando aveva 16 anni, a fare la prostituta in Italia. Ofelia venne prelevata dai carabinieri di Verona e messa in una comunità, poi affidata ai parenti che stavano a Gualdo».
Il ritorno a Gualdo «Alla fine l’ho raggiunta in Italia anche su esortazione di lei che diceva che così avremmo potuto prendere una stanza insieme e poi partire. A quel punto ho venduto i residui beni che avevo, e sono venuto a Gualdo. Nessuno dei parenti di Ofelia sapeva che l’avevo raggiunta, lei pensava di dirlo solo alla madre. Era fortemente indecisa e titubante, sia perche la madre era dubbiosa su come saremmo stati in Inghilterra dicendo che tante volte avevamo provato a stare insieme senza successo,. Ero molto agitato per tutta la situazione e non mangiavo da due giorni. Lei non stava sempre lì con me e al telefono mi rispondeva in maniera evasiva. Poi tornò il sabato appena mangiato». E quello fu l’inizio della fine di una donna, uccisa da un uomo perché temeva o sapeva che l’avrebbe persa ancora una volta. Così le ha impedito per sempre di scappare di nuovo da lui.
