di Fra. Mar.
Ha avuto una vita difficile e ha qualche lieve disturbo psichico, ma al momento dell’omicidio era completamente capace di intendere e di volere. E’ questa la conclusione a cui sono giunti i periti nominati dal giudice che ha disposto la perizia psichiatrica con la formula dell’incidente probatorio per Danut Barbu, il rumeno che l’8 marzo del 2014 uccise la la fidanzata Ofelia sgozzandola in un affittacamere di Gualdo Tadino. Bardu, arrestato nell’immediatezza dei fatti, dopo essere stato curato dalle ferite ai polsi che si era procurato, attualmente difeso dall’avvocato Antonio Cozza, è detenuto in attesa del processo. Adesso il gip ha rimesso gli atti in procura, che procederà con la formulazione delle accuse e la chiusura delle indagni.
La confessione Secondo quanto ricostruirono i carabinieri Bardu aveva ucciso Ofelia perché lei non voleva più andare in Inghilterra con lui, come avevano deciso in precedenza. «Ho comprato il cutter per me perché ormai ero certo, da come Ofelia mi parlava – aveva detto Bardu confessando l’omicidio- , conoscendola bene, che non mi avrebbe seguito in Inghilterra. Alla fine è uscito fuori il discorso, non so se da lei o da me, che dovevamo ucciderci prendendo delle pasticche. Avevamo solo 4-5 pasticche di Diazepam, ma lei non prendeva nulla , in quei momenti non so spiegare ma io volevo morire, io effettivamente ho chiuso la porta e ho messo le chiavi dentro la tasca. Non ricordo bene se prima ho provato a tagliarmi le vene oppure ho colpito Ofelia, sta di fatto che alla fine l’ho colpita prima con la tavola sulla testa e poi l’ho colpita con il cutter. Lei non ha urlato, era passiva, credo che volesse farla finita anche lei ma non so se volesse tagliarsi e vene. Il cutter l’ho comperato perché volevo farla finita».
