Ignazio Visco

di Chia.Fa.

Indagato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, e i tre commissari che Palazzo Koch ha inviato a Spoleto dopo il decreto con cui la Banca Popolare di Spoleto e la Spoleto Crediti e servizi sono state poste in amministrazione straordinaria per presunte e gravi anomalie: Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile. Indagati anche il presidente di Bps, Stefano Lado, che è anche vicepresidente di Banco Desio, e ai componenti del comitato di Sorveglianza Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio.

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Inchiesta Bps-Desio La procura della Repubblica di Spoleto, titolare del fascicolo il sostituto procuratore Gennaro Iannarone, ipotizza a carico degli otto accuse pesanti: corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, truffa, abuso d’ufficio e infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità. L’inchiesta è stata anticipata nell’edizione di martedì da Il Fatto quotidiano, ma è confermata dal certificato di comunicazione d’iscrizione a registro emesso della procura di Spoleto e richiesto da una parte offesa, di cui anche Umbria24 è in possesso. Nel documento viene indicata il 28 gennaio come data di presunta consumazione del reato, mentre Visco e gli altri sette sono indagati almeno dall’11 settembre data di rilascio del documento. L’indagine resta comunque stretta nel massimo riserbo. Martedì mattina il sostituto procuratore Iannarone ai cronisti che lo hanno atteso in tribunale si è limitato ad augurare buona giornata, mimando con un gesto la bocca cucita e affermando: «Non so neanche di cosa mi state parlando». Nessun commento anche dal procuratore capo, Alessandro Cannavale, mentre da Banca d’Italia hanno fatto sapere di «non essere a conoscenza di alcuna iniziativa dell’autorità giudiziaria». Idem ha riferito il presidente Lado, «dichiarando di non aver ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria» in merito all’inchiesta e «nel caso occorresse conferma fin da ora a disposizione della magistratura per ogni chiarimento».

L’esposto dei 100 soci Scs L’inchiesta prenderebbe il via da un esposto presentato lo scorso 28 luglio dall’avvocato Riziero Angeletti di Rieti per conto di un centinaio di soci della Spoleto Credito e servizi, società cooperativa che prima del commissariamento deteneva la maggioranza di Bps e oggi il 13% circa. In particolare, secondo i soci, i commissari nominati da Bankitalia «di fatto hanno favorito aldilà della ragionevolezza e della economicità delle operazioni, il gruppo Banca di Desio e Brianza che risulterà l’esecutore materiale dello spoglio posto in essere nei confronti della malcapitata Bps e dei suoi soci». I commissari «sostanzialmente, attraverso un fittizio piano di ricapitalizzazione della Bps hanno consegnato alla Banca Desio il controllo della società, ovvero un ingente patrimonio, dietro il versamento di un prezzo assolutamente irrisorio».

L’avvocato Riziero Per mercoledì mattina l’avvocato Angeletti accompagnato dal presidente di Aspo Credit, Carlo Ugolini, hanno convocato una conferenza stampa a Perugia, nel palazzo della Provincia, ma intanto il legale raggiunto da Umbria24 ha affermato: «Non so se dal nostro esposto è scaturita l’indagine – spiega il legale –  potrebbe esserlo ma so che ne sono stati presentati anche degli altri, immagino che siano stati riuniti e ci siano elementi che abbiano determinato l’attuale stato delle cose. L’atto ripercorre dettagliatamente le vicende della banca spoletina – prosegue l’avvocato Riziero – e nella disamina dei documenti abbiamo ritenuto che ci fossero punti meritori di approfondimenti sotto il profilo penale e anche il procuratore ci ha spiegato che avrebbe approfondito. Noi chiediamo semplicemente di fare chiarezza sullo stato delle cose, se poi emergesse che sono stati commessi dei reati ledendo gli interessi dei soci allora ognuno agirà come ritiene. Dal punto di vista delle valutazioni tecniche, mi sembra, che i presupposti di indagine siano perfettamente consistenti, vedremo gli sviluppi».

Commissariamento In particolare, lo scorso febbraio il Consiglio di Stato con due sentenze ha accolto altrettanti ricorsi contro il commissariamento di Bps e Scs presentati sia da ex amministratori dell’istituto di credito che della società cooperativa controllante. I giudici amministrativi hanno riconosciuto come l’illegittima la procedura che ha portato all’amministrazione straordinaria attraverso decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, poi sanata dal ministero con decreto ‘sanante ‘ora per allora’. A un mese e mezzo dalla decisione del Consiglio di Stato, le due sentenze sono state anche al centro dell’assemblea dei soci di Bps che ha approvato l’aumento di capitale da 90,6 milioni equivalente al valore delle 32 filiali del Centro Italia che l’istituto brianzolo ha conferito in Bps, seguito a quello riservato a Desio da 139,5 milioni. Nella prima serata la Banca d’Italia ha diffuso un’altra comunicazione precisando di «non poter entrare nel merito delle vicende recenti della Bps, sulle quali la stampa riferisce oggi di indagini da parte della magistratura».

Nuovo esposto L’Asso-consum, associazione per la difesa dei consumatori, degli utenti e dei cittadini, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Spoleto alla luce dell’inchiesta del sostituto Iannarone. «Il presidente, Aldo Perrota – si legge in una nota – invita i soci dell’istituto di credito umbro, che si sono visti azzerare il valore della loro partecipazione, a contattare l’associazione che li difenderà gratuitamente». Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex parlamentare umbro Luca Ronconi: «La Regione Umbria non può essere solo spettatrice nella grave ed inquietante vicenda della Bps che appare sempre più come un ‘affaire’ che ha come sole vittime gli azionisti della banca e i soci della Scs oltre che, in generale, l’economia di tutta l’Umbria, che ha duramente pagato i travagli dell’istituto bancario».

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