di Francesca Marruco
«In qualità di direttore responsabile e dirigente dell’area tecnica pianificazione e progettazione della Comunità Montana Trasimeno – Medio Tevere, per colpa consistita nel negligente espletamento delle funzioni relative alla progettazione, esecuzione, esercizio e manutenzione delle opere di bonifica idraulica, attribuite della legge regione Umbria 23 dicembre 2004 e successive modificazioni e, in particolare, nell’omettere di provvedere alla progettazione e all’esecuzione delle opere di bonifica necessarie ad assicurare la normale funzionalità idraulica e strutturale dell’alveo e degli argini dei torrenti Caina ed Oscano, cagionavano l’inondazione del territorio circostante, con danni alle cose e pericolo per l’incolumità delle persone».
A processo E’ per questo Censi Elio e Montagnoli Louis, rispettivamente direttore e dirigente, entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Innamorati, sono stati rinviati a giudizio dal gup Alberto Avenoso, su richiesta del pubblico ministero Manuela Comodi. L’esondazione per cui i due apicali della Comunità Montana il 18 giugno prossimo siederanno sul banco degli imputati con l’accusa di delitto colposo di danno, è quella avvenuta nel 2010 a Corciano. In particolare, le esondazioni che poi determinarono la denuncia presentata dal comitato Valle del Caina, adesso parte civile con l’avvocato Giancarlo Viti, si verificarono a Capocavallo e Mantignana di Corciano il 5-6 gennaio e 28 novembre 2010.
I fatti Fu proprio il 28 novembre 2010 il giorno in cui il volontario di 34 anni Pasquale Antonini morì trascinato da un affluente del torrente Caina mentre stava sistemando un’idrovora. Il fatto non fa parte del processo e non viene assolutamente loro contestato, ma l’incidente mortale dà la cifra di quanto in quei giorni la situazione dei torrenti della zona era fortemente a rischio a causa della caduta di tantissima pioggia. E dopo quell’esondazione il pubblico ministero Manuela Comodi richiese una perizia espletata da due geologi, nelle cui conclusioni c’è scritto che «le responsabilità sono da attribuire alla carenza di manutenzione da parte delle amministrazioni preposte, in particolare da parte della Comunità Montana, Trasimeno- Medio Tevere, per l’esecuzione e della Regione Umbria per il finanziamento».
La perizia Secondo gli esperti infatti, «la non ordinarietà dell’evento meteorologico non ha direttamente determinato le condizioni che hanno portato all’esondazione», e a farlo sono state «varie concause, quali, la presenza di tane di nutrie, istrici e volpi, la presenza di vegetazione in alveo e lungo le sponde, la presenza di materiale detritico depositatosi sul fondo. Queste concause – scrivevano i periti – hanno notevolmente contribuito a variare le sollecitazioni idrauliche e ad indebolire il sistema arginale, portandolo al collasso». In altre parole, se qualcuno avesse fatto la dovuta manutenzione, pur nella non ordinarietà delle precipitazioni, l’esondazione probabilmente non si sarebbe neanche verificata.
