di Enzo Beretta 

Tre persone sono indagate dalla Procura di Roma per l’assalto alla gioielleria Biagini del 5 ottobre 2024. Si tratta di un siracusano di 56 anni, ritenuto il mandante, un catanese di 47 anni e un romano di 62, arrestati dalla squadra mobile della Capitale impegnata nelle indagini su altre rapine tra via Veneto e i Parioli. Sono stati il catanese con le ginocchia storte e il romano, insieme ad un complice non ancora identificato, a puntare le loro tre pistole contro quattro commessi e l’amministratore della gioielleria di via Calderini, nel centro storico di Perugia: vestiti eleganti, barba ben curata, coppola, valigetta 24 ore e occhiali da sole, hanno finto di essere interessati all’acquisto di un Rolex, per poi «impossessarsi di orologi e preziosi del valore complessivo di 117 milia euro». Oggetti – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che li ha portati in carcere – «sottratti dal bancone, dalle vetrine e dalla cassaforte che il titolare è stato costretto ad aprire sotto minaccia». La banda – secondo quanto emerso dalle indagini – è fuggita a bordo di una Fiat 500X grigia con targa clonata rubata quattro anni e mezzo prima a Roma

Dentro la gioielleria Secondo le testimonianze quella mattina, alle 11.17, un uomo anziano e uno più giovane hanno suonato al campanello della gioielleria: una volta entrati chiedevano informazioni su un Rolex Submariner. Qualche minuto dopo ecco il terzo uomo a chiedere il prezzo di una collana esposta in vetrina: 54 mila euro. Troppo. Chiede di vedere qualcosa di meno costoso. Intanto la finta coppia «anziano-nipote» passa dal Rolex a tre Omega. Una commessa raggiunge il caveau per tornare con alcuni rotoli di braccialetti tennis.

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L’assalto Da questo momento inizia l’assalto: l’uomo anziano tira fuori una pistola che nascondeva tra i pantaloni, la punta contro i commessi mentre gli altri due complici arraffano gli oggetti esposti sui banconi. Lui vuole quella collana da 54 mila euro: ordina a uno dei dipendenti di aprire la vetrina. Spunta un’altra pistola. I rapinatori prendono oro, un anello con diamanti e rubini, i bracciali di diamanti appena usciti dalla cassaforte. Non risparmiano nessuno: interviene il titolare, il giovane gli ordina di aprire la cassaforte e, perfino, di aiutarlo a versare i preziosi in un bustone grande con la zip. Per poi farsi sbloccare la porta da un commesso e scappare col bottino. Valore complessivo della refurtiva: 116.926 euro, si legge nelle denunce. 

Gli spostamenti della banda Le indagini hanno ricostruito la mattinata della banda attraverso gli spostamenti dell’auto con targa clonata (scortata da un furgone Opel Combo) ripresa dalle telecamere comunali e private: alle 10.16 sono a Orte, alle 11.08 alla Pallotta, raggiungono piazza Italia alle 11.13 per arrivare in via Baglioni alle 11.14 (qui vengono ripresi dall’occhio elettronico del Bar Bistrot). Alle 11.17 entrano in gioielleria, portano a segno l’assalto, scappano col bottino e montano di corsa nella Fiat 500X dove c’è qualcuno ad aspettarli in via Alessi col motore acceso. Alle 11.26 hanno già imboccato la Galleria Kennedy. Due anni e mezzo dopo due dei quattro sono in carcere.

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