Una discarica abusiva scoperta a Foligno

«Se un tempo si credeva che l’Umbria fosse un’isola felice in fatto di criminalità ambientale, anche organizzata, le inchieste degli ultimi anni hanno dimostrato l’esatto contrario. La spiegazione di questa vulnerabilità va rintracciata nelle caratteristiche geomorfologiche del territorio umbro, regione lontana dagli occhi indiscreti degli inquirenti sulle tracce della criminalità organizzata. Da un lato, infatti, il suolo prevalentemente agricolo costituito da ampi spazi verdi ha consentito di smaltire illegalmente grosse quantità di rifiuti e, dall’altro, la lontananza dalle grandi vie di comunicazione ha permesso di eludere facilmente gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine, soprattutto in relazione ai movimenti di rifiuti sull’asse nord-sud». E’ quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2014 il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale – dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio – che è stato presentato a Roma.

Reati ambientali «Negli ultimi anni – è il commento di Legambiente Umbria – sembra che la crisi economica abbia svolto un ruolo decisivo nella proliferazione in Umbria dei reati ambientali, soprattutto per opera di imprenditori a caccia di mezzi sbrigativi per gestire gli scarti delle proprie produzioni». A dimostrazione dell’allarmante diffusione di tale fenomeno parlano i dati: nel 2013 solo nella Provincia di Perugia sono stati accertati 90 casi di abbandono abusivo di rifiuti, composti da scarti di provenienza industriale o artigianale, di cui 50 su aree pubbliche e 40 su aree private. 21 volte sono stati ritrovati, spesso in modo prevalente, rifiuti contenenti amianto. Il 2014 – ricorda Legambiente – è anche l’anno in cui è iniziato, dopo 5 anni della chiusura dell’inchiesta denominata Laguna de Cerdos (2009), il processo nei confronti di tre funzionari pubblici per la presunta gestione illegale del depuratore di Bettona. Legambiente Umbria si è costituita parte civile in questo processo dove secondo l’accusa, grazie alla complicità dei tre, sarebbero stati smaltiti illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi.

‘Ndrangheta e camorra «Ma l’Umbria – prosegue Legambiente – si conferma sempre più un triste paradiso per gli affari illeciti di ‘ndrangheta e camorra soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio del denaro sporco nei settori dell’edilizia e dell’imprenditoria. Questa la drammatica situazione fotografata dal Consigliere della Corte di Appello di Perugia, Leonida Primicerio e riportata nella Relazione 2013 della Dna. La crisi economica o la mancanza di liquidità spingono gli imprenditori locali a creare nuovi capitali a cui attingere. E’ a questo punto che entra in scena la criminalità organizzata, che investe e compra riversando sul tessuto economico il suo mare di soldi sporchi da ripulire. Senza trovare, così almeno appare dalle indagini, adeguate resistenze».

Area grigia «Dalla crisi ci si risolleva anche costruendo un sistema di legalità organizzato e diffuso tra cittadini, imprese e amministrazioni – dichiara Legambiente Umbria – che impedisca non solo i reati ambientali minori, ma sappia tenere testa alle azioni criminali delle ecomafie. La corruzione, la complicità di quella che viene chiamata ‘area grigia’ dei funzionari pubblici consenzienti, ma anche dei cittadini silenziosi, amplifica un fenomeno che riguarda anche l’Umbria, danneggiando pesantemente l’economia legale, consumando spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni settori strategici, come il turismo o quello delle rinnovabili ad esempio, dove le organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali».

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