di En.Ber.

Truffa è l’accusa dalla quale deve difendersi un 52enne perugino che nel 2014 ha venduto su internet un soggiorno in un albergo «chiuso» a Panicale. Lo «smart-box» era un regalo per una coppia di turisti mantovani acquistato on-line dalla figlia in occasione di un anniversario. Soltanto che «la struttura era chiusa al pubblico, sulle porte c’erano le inferriate alle porte e le ragnatele alle finestre». Una «truffa bella e buona», hanno scritto i coniugi lombardi che anziché occupare la stanza al Trasimeno sono andati a sporgere denuncia dai carabinieri in caserma. Il cofanetto regalo costò alla figlia 129 euro.

Bolla di sapone Due anni più tardi siamo a processo ma tutto quanto potrebbe finire in una bolla di sapone per il presunto truffatore: infatti per le persone offese non si è presentato nessuno. Se anche all’udienza del primo dicembre il banco della parte civile sarà vuoto il procedimento penale potrà essere dichiarato concluso. L’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Spina, sostiene di essersi dimenticato di cancellare l’annuncio su internet dopo la cessazione dell’attività alberghiera.