Bindella e l'avvocato Daniela Paccoi

di Enzo Beretta

«Mi piace sentirmi tra le tue braccia», «mi piaci da morire e ti voglio un bene dell’anima». «Ti ringrazio per aver dato un senso ai miei giorni, è bello svegliarsi la mattina e andare a letto pensando che esisti». E’ questo il testo della lettera che nel 2006 Sonia Marra ha inviato ad Umberto Bindella, sotto processo con l’accusa di aver assassinato la studentessa pugliese scomparsa da Perugia dieci anni fa. La lettera, prodotta stamani alla Corte d’assise durante l’interrogatorio dell’imputato, è stata scritta il 15 ottobre 2006: dodici giorni dopo un incontro a sfondo sessuale tra i giovani, di cui ha parlato Bindella durante il suo esame, e 31 giorni prima della scomparsa di Sonia. Secondo il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini l’imputato ha fatto sparire il cadavere della Marra (mai ritrovato) a causa di un’ipotetica gravidanza indesiderata.

«Nessuna pretesa» Bindella ha raccontato quell’incontro: «Sonia mi inviò un sms spiegandomi che stava male, quando arrivai a casa sua mi fece accomodare sul divano e mi confessò che le piacevo. Mi fece delle avances, finimmo in camera ma non ci fu un rapporto completo. Per lei era la prima volta ed era molto imbarazzata». Dopo aver letto la missiva, intitolata «Desideri tanti, pretese nessuna, scuse migliaia, certezze una», Petrazzini ha chiesto a Bindella l’interpretazione di certe frasi («errare è umano e sbagliando si imparano molte cose, quello che ho fatto è successo per caso anche perché io l’ho voluto… io non cambierò mai opinione su di te») e l’imputato ha spiegato: «Non so cosa si aspettasse Sonia da me, io non avevo un sentimento».

I fiori per il compleanno Nel corso dell’udienza di oggi si è anche parlato di un mazzo di fiori che Sonia inviò ad Umberto, il quale ha definito il rapporto con la studentessa di Specchia «molto superficiale». Ha raccontato di aver conosciuto la segretaria Sonia nel periodo in cui frequentava la scuola di teologia di Montemorcino. In particolare si è soffermato su tre episodi. «Ci conoscevamo appena – ha detto in aula – a giugno mi telefonò dopo aver preso il mio numero dalla scheda di iscrizione. Mi chiese di accompagnarla all’ufficio postale per spedire alcuni pacchi e io le diedi una mano. Un’altra volta aveva urgenza di prelevare contanti al bancomat del Credem di via del Macello, infine mi chiese di comprarle alcuni medicinali in farmacia». Quindi il mazzo di fiori in occasione del compleanno di Umberto. Nel biglietto c’era scritto: «Un augurio speciale a una persona speciale». Un «bel pensiero» – è stato il commento di Umberto – da parte di una ragazza che mi colpì «per fragilità e insicurezza».

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