Baldelli - El Makhrout

di Fabio Toni

I controlli effettuati alla ‘Mezza maratona corcianese’ dello scorso 6 aprile hanno fatto scattare il deferimento alla prima sezione del tribunale antidoping del Coni per due atleti di altrettante società umbre. La procura antidoping ha chiesto quattro anni di squalifica per Giuseppe Baldelli e due anni per Abdelaziz El Makhrout. Quest’ultimo, risultato negativo al test delle urine, aveva rifiutato di sottoporsi all’analisi del sangue.

Deferiti Sono, come detto, il triatleta perugino Giuseppe Baldelli, 46 anni, che aveva corso la gara ‘incriminata’ fra le fila dell’Avis Perugia e di Abdelaziz El Makhrout, 36enne marocchino in forza all’Athletic Terni.

Le richieste La procura antidoping del Coni ha deferito Baldelli «per la positività al Nesp (darbepoetina α), anastrozolo, betametasone e testosterone e suoi metaboliti di origine non endogena), riscontrate in occasione del controllo delle urine al termine della Mezza maratona corcianese» e per violazione dell’articolo 2.3 del codice mondiale antidoping Wada «per la mancata sottoposizione al controllo antidoping ematico disposto al termine della predetta competizione, con richiesta di squalifica per quattro anni». El Makhrout è stato deferito, con richiesta di due anni di squalifica, «per la mancata sottoposizione al controllo antidoping ematico disposto dal Coni-Nado al termine della gara».

Athletic Terni A parlare è la società per cui Abdelaziz El Makhrout è tesserato, l’Athletic Terni: «Ci siamo sempre schierati contro ogni forma di doping – spiegano – e abbiamo nelle nostre fila atleti che hanno partecipato a manifestazioni internazionali e che si sono sempre sottoposti ai controlli richiesti. Da parte nostra non possiamo che stigmatizzare qualsiasi comportamento contrario alle normative».

I prelievi «È giusto sottolineare – spiegano dall’Athletic Terni – come l’atleta El Makhrout sia risultato completamente negativo alle analisi delle urine effettuate al termine della gara di Corciano. Poi ha commesso la stupidaggine di rifiutare le analisi del sangue e quando ci ha interpellati, gli abbiamo consigliato di fare subito un prelievo ematico in un laboratorio di analisi. Prelievo che è stato sigillato fino a quando la procura antidoping del Coni non ha dato l’autorizzazione ad utilizzarlo come prova difensiva».

Esito «Una volta autorizzati, abbiamo fatto analizzare il sangue che è risultato negativo a tutte le sostanze, Epo compreso. Il fatto che sia risultati negativo sia al primo controllo ufficiale che al secondo, effettuato il giorno dopo, testimonia a nostro giudizio il fatto che fosse ‘pulito’ e in totale buonafede. Resta comunque l’ingenuità che configura una violazione normativa e che non possiamo che stigmatizzare, confidando in una lettura approfondita del caso da parte del tribunale nazionale antidoping».