Disegno di legge regionale sugli agriturismi, Confcommercio sbotta e si appella ai consiglieri regionali. Sono sul piede di guerra i ristoratori dell’Umbria a causa di un provvedimento che, secondo l’associazione di categoria, «accentuerà la già gravissima disparità di trattamento tra imprese che di fatto prestano gli stessi servizi».
Cosa non piace Nel mirino, in particolare, è finita l’abolizione della soglia massima di posti a tavola e pasti erogabili annualmente, ma anche la contrazione fino alla «risibile» quota del 30% della parte di prodotto proprio fornito. A essere giudicati «inaccettabili» sono anche il via libera alla vendita di prodotti non provenienti dall’azienda agrituristica e le macellazione in deroga a tutte le regole alle quali risultano soggetti commercianti e macellai. Non solo. Per il disegno di legge «costituisce agriturismo anche una attività che abbia un fondo agricolo senza annessi e che abbia locali (anche in borghi non limitrofi) dove può effettuare ospitalità, somministrazione, macellazione e vendita».
L’appello Per Confcommercio, insomma, il provvedimento «va ben oltre politiche a tutela e incentivazione della vita e del lavoro di campagna, istituendo di fatto due pesi e due misure e, quindi, calpestando valori di equità e giustizia». Da qui l’appello lanciato ai consiglieri regionali chiamati «a raccogliere il grido d’allarme degli imprenditori umbri e soprattutto le richieste di modifica avanzata dall’associazione di categoria».
