di Elle Biscarini

Truffate durante una vendita online. Questo è successo a diverse persone nella provincia di Perugia che si sono viste ripulire la propria carta di credito, a colpi di prelievi da 250 euro ciascuno anche ripetuti.

La truffa Anna, ad esempio, ha raccontato a Umbria24 che cercava di vendere delle scrivanie su una delle più note piattaforme di compravendita online, quando è stata contattata da Antonio, accento straniero, ma che sosteneva di essere di Trento, interessato all’acquisto. Lui le chiede di avere il suo numero di telefono per parlare più facilmente, uscendo così dall’app per contrattare il prezzo. A quel punto il fantomatico acquirente l’ha convinta a effettuare la transazione tramite accredito diretto sulla Postepay, considerandolo più vantaggioso per lui. Malgrado la venditrice gli abbia chiesto di usare Paypal, Antonio ha rifiutato e insistito per utilizzare le Poste, millantando di avere un’assicurazione su transazioni e corrieri. Ovviamente Anna comincia a sospettare qualcosa e prova a chiedere il cognome di Antonio, ma lui le dice che non le serve il suo cognome. Insiste con il fatto che è lui ad effettuare il pagamento e che quindi lei si deve fidare. «Questa non è certo una truffa» è la sua rassicurazione.

La fretta di concludere Il sedicente compratore, dunque, la convince che esiste un tipo di pagamento tramite sportello Postamat, che si chiamerebbe “pagamento atm”, e la truffa entra nel vivo. Antonio dà un codice e le dice che è ben felice di pagare i 200 euro pattuiti per le scrivanie, più 50 euro per il corriere che lui stesso ha cercato e individuato. La venditrice dovrà solo andare allo sportello automatico, inserire la propria carta e seguire le istruzioni che le darà Antonio. Anna, ancora sospettosa, inserisce prima la sua Postepay vuota: «Tanto devo ricevere dei soldi, non inviarli» pensa. Ma qualcosa va storto, il terminale non accetta la carta, così Anna inserisce la sua carta di credito. Antonio a questo punto, le dice di digitare un codice per ricevere l’accredito. Lei alla fine esegue l’operazione e si trova con 250 euro in meno sul conto corrente: a quel punto interrompe la telefonata e tentata di bloccare la carta, ma ovviamente non riesce a fermare la transazione. Il truffatore prova a richiamarla più volte, dicendole per messaggio che ha bisogno di almeno tre scontrini affinché lei riceva il pagamento. Ma la vittima ha ormai capito di essere stata gabbata.

Accecati dalla necessità Analogo il raggiro subito da Elisa, amica di Anna, anche lei venditrice. Lei ha inserito per ben otto volte il codice che il fantomatico acquirente le ha fornito, perdendo 250 euro per ogni transazione, ovvero 2 mila euro. Sono stati tre, invece, i pagamenti effettuati da Francesca, che vendeva il divano della madre per 750 euro. «Ti dicono di fare almeno tre scontrini per essere sicuri di aver ricevuto i soldi – spiega ancora Anna a Umbria24 – avrei dovuto insospettirmi, avevano una gran fretta di concludere la transazione. Ho postato il mio annuncio lunedì e già martedì mi avevano contattato, insistendo per pagare entro due ore. Cercano prodotti che possano valere almeno 250 euro, limite di prelievo giornaliero per una Postepay. Sono insistenti e fanno leva sul fatto che molta gente si affida alle piattaforme di compravendita online per ricavare due soldi dalla vendita di vecchie cose che non servono più. C’è gente che sperava in un piccolo guadagno e si è ritrovata sul lastrico». Antonio ha poi bloccato Anna e ora il numero non è più raggiungibile. Una volta che le vittime realizzano di essere state truffate, sporgono denuncia alla polizia postale. «Ero accecata dall’idea di vendere quei mobili al punto di non rendermi conto che qualcosa non andava. La truffa ha ‘funzionato’ con tante persone, sia perché non prestiamo attenzione, sia perché tanta è la necessità di ricavare qualche soldo dalla vendita. E loro sfruttano il fatto che stiamo attraversando un momento molto difficile economicamente».

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