di Enzo Beretta
Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Sonia Marra. Dal 16 novembre 2006 non si hanno più notizie della studentessa pugliese venuta a Perugia per studiare. Ora è sempre più vicina la verità sul giallo di Perugia. Almeno la verità processuale: dopo la richiesta a 24 anni di reclusione formulata dalla Procura nei confronti di Umberto Bindella, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere, ma processato a piede libero, è stato il momento dell’avvocato di parte civile Alessandro Vesi. Domani parlerà Francesco Falcinelli che difende il coimputato Dario Galluccio, finanziere accusato di favoreggiamento. Il 24 novembre parlerà la difesa di Bindella – le avvocatesse Daniela Paccoi e Silvia Egidi – e la sentenza dovrebbe essere emessa dalla Corte d’assise di Perugia il 15 dicembre. Anna Marra, la sorella maggiore di Sonia scomparsa, dice a Umbria24: «Vorrei tanto che mia sorella fosse qui con me, mi manca e non accetterò mai l’idea che sia stata ammazzata».
L’intervento dell’avvocato Alessandro Vesi Secondo l’avvocato Vesi «Sonia Marra non è scomparsa ma è stata uccisa». «E’ una certezza». Tra le «uniche persone che conosceva a Perugia» c’era Umberto Bindella, della quale Sonia «si sarebbe invaghita»: l’imputato «afferma di aver avuto con lei solo un rapporto intimo di masturbazione e nulla più» ma poi «l’avrebbe aiutata a fare due test di gravidanza» pur «non ricordando le farmacie in cui vennero acquistati i test». Un’amica d’infanzia di Sonia e Suor Vinerba confermano che «i due avevano avuto certamente un rapporto sessuale». Il giorno prima della scomparsa la Marra «era preoccupata per un ritardo mestruale, nonostante avesse avuto rapporti protetti, così per tranquillizzarsi l’indomani avrebbe fatto il test di gravidanza col presunto padre del bambino, il quale, non fidandosi, voleva essere presente». «L’identità del presunto padre – prosegue il difensore di parte civile – Sonia non la rivelò mai alla suora, pur avendo raccontato ad un’amica di aver fatto sesso con Umberto, quel ragazzo di cui le aveva parlato e che era stato bellissimo».
La registrazione ‘a sua insaputa’ e l’identikit A parlare del rapporto «molto intimo tra Sonia e Umberto è lo stesso imputato in un colloquio formale, registrato all’insaputa di Bindella, tra lui ed Anna Marra un mese dopo la morte della sorella». «Di Sonia – insiste il legale – mai più notizie dal pomeriggio del 16 novembre giorno in cui una ragazzina di soli 11 anni che abitava nell’appartamento sopra quello di Sonia vedeva entrare in casa di Sonia, con le chiavi, un uomo di corporatura robusta, testa rasata, con un giubbotto nero e una cuffia nera. Giovane perché scendeva le scale velocemente». Si chiede Vesi: «Quante persone corrispondenti a questa descrizione conosceva Sonia? E quante potevano avere le chiavi? Umberto le aveva, ci hanno confermato Anna e un’amica della vittima».
‘Una cosa più grande di me e di te’ In conclusione: «Bindella non è credibile, si è creata una surreale ricostruzione dei fatti» e «a fornire l’alibi a Umberto è il coimputato Dario Galluccio con dichiarazioni incongruenti». Inoltre, il 17 novembre 2006, «il giorno successivo alla morte di Sonia Marra l’imputato fa una telefonata all’amico Giorgio D’Ambrosio riferendo di aver fatto una cosa brutta. ‘Ma cosa? L’hai messa incinta?‘ ‘No, una cosa più grande di me e di te‘»
