di Francesca Marruco
Meno di due anni fa insieme alla fidanzata aveva tentato di derubare il nonno. L’anziano si era difeso con un coltello e il nipote lo aveva spinto contro il muro. L’uomo aveva sbattuto la testa e dopo 40 giorni di coma era morto. Martedì pomeriggio il nipote, Z.G.N. è stato condannato alla pena di quattro anni e sei mesi per omicidio preterintenzionale dal giudice Carla Maria Giangamboni che ha accolto la richiesta di pena formulata dal pubblico ministero Paolo Abbritti.
L’episodio Insieme al giovane di 28 anni, agli arresti domiciliari per questo processo, è stata condannata anche la fidanzata che ha patteggiato un anno per tentato furto. Era lei che faceva da palo al fidanzato mentre lui cercava di buttar giù la porta dell’abitazione del nonno il sette aprile del 2010 a Scanzano. Per rubargli dei soldi. Poi, nella foga gli aveva dato una spinta. Probabilmente senza aver avuto intenzione di ucciderlo.
Le due diverse letture Per l’avvocato del giovane quella spinta sarebbe stato un eccesso di legittima difesa e per questo ne ha chiesto l’assoluzione. Ma il pubblico ministero Paolo Abbritti, sentenza della Cassazione alla mano, ha dimostrato che anche una spinta, se provoca la morte può essere considerata omicidio preterintenzionale.

