Il pm Manuela Comodi (foto archivio F. Troccoli)

di Francesca Marruco

L’eccezione sollevata dalle difese dei tecnici dell’Arpa, che secondo l’accusa erano conniventi nella presunta gestione illecita del depuratore di Bettona, ha solo posticipato per loro l’inizio del processo. Venerdì pomeriggio infatti, dopo la camera di consiglio, il gip Lidia Brutti – come richiesto dal pubblico ministero Manuela Comodi – ha nuovamente rinviato a giudizio il funzionario dell’Arpa Susanna D’Amico, i tecnici dell’Arpa Antonio Bagnetti e Claudio Menganna.

A processo Per loro il processo inizierà il tre aprile prossimo davanti alla Corte d’Assise di Perugia. Mentre il 20 dello stesso mese è prevista un’udienza del processo per le altre 16 persone. Inizialmente anche i tre tecnici dell’Arpa erano stati rinviati a giudizio insieme agli altri dal gup Semeraro. Furono poi i loro legali Franco Libori, Francesco Falcinelli e Maria Mezzasoma, a sollevare l’eccezione relativa alla nullità del capo d’imputazione per la sua genericità. L’eccezione venne accolta, e per questo, gli atti vennero rimandati al gip e di lì al pm, che ha riformulato il capo d’accusa.

Accusa A loro carico accuse contestate dal pubblico ministero Manuela Comodi che vanno dal traffico illecito di rifiuti al disastro ambientale all’avvelenamento delle falde acquifere. E’ la prima volta in Umbria che per reati ambientali, ci sono persone finite davanti ad una corte d’Assise. I reati contestati alle persone rinviate a giudizio erano tutti in relazione alla gestione del depuratore di Bettona, gestito dalla Codep. Per l’accusa, questo gruppo di persone, sistematicamente, grazie al supporto dei tecnici dell’Arpa territoriale, avrebbero gestito illecitamente i reflui zootecnici, utilizzando meno terreni di quelli dichiarati, concentrando quantità superiori al consentito e, si ipotizza, sversando diversamente i liquami.

I fatti Lo scandalo del depuratore di Bettona emerge nel luglio del 2009 con l’emissione di 11 misure di custodia cautelare, a conclusione di 3 anni di indagini da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico diretti dal pm Comodi. «Il sodalizio – scriveva il pm– operava mediante l’irregolare e non autorizzata gestione dell’impianto al fine di consentire ai consociati di disfarsi agevolmente degli enormi quantitativi di rifiuti prodotti dalle proprie aziende zootecniche, lucrando sia sui notevoli risparmi derivanti dallo smaltimento illecito, anche attraverso conferimenti di terreni da parte di proprietari (…) sia sui proventi e le utilità derivanti dalle illecite attività connesse all’esercizio dell’impianto in violazione di legge».

Prosciolti i politici In sede di udienza preliminare, davanti al gup Luca Semeraro, vennero invece prosciolti invece tutti i membri dell’allora Giunta comunale, per cui il pubblico ministero aveva chiesto delle condanne col rito abbreviato. Il giudice aveva invece emesso un non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per l’ex sindaco Lamberto Marcantonini, il vice Valerio Bazzoffia e i membri della giunta Andrea Castellini, Luca Costantini, Franco Massucci, Rosita Tomassetti e Rossella Lispi.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.