Il pubblico ministero Manuela Comodi (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Il pubblico ministero Manuela Comodi non ha dubbi: in quei terreni di Bettona, gli allevatori del consorzio Codep che gestiva il depuratore comunale, complici i tecnici dell’Arpa e l’intera giunta comunale dell’epoca, hanno sversato liquami zootecnici in terreni non adatti, e in quantità di molto superiori al consentito. Per questo al giudice per l’udienza preliminare Luca Semeraro ha chiesto di mandare a processo 19 dei 26 imputati, e di condannare a due e tre anni di reclusione gli altri sette che hanno fatto richiesta di rito abbreviato. E precisamente tre anni per l’allora sindaco e l’alltora vicesindaco e un tecnico del comune, due anni per tutti gli altri componenti della giunta.

Le prossime udienze L’udienza, dopo le richieste del pubblico ministero è stata rinviata al 20 ottobre prossimo, perché ora la parola passa alle difese, decise a dimostrare che di illecito, nella gestione di quei rifiuti non pericolosi non c’era assolutamente nulla e chiedere quindi il proscioglimento dei loro assistiti. Diverso il discorso invece per chi ha chiesto il rito abbreviato, guadagnando di fatto uno sconto di un terzo dell’eventuale pena. A loro verrà dedicata un’altra apposita udienza. Altre quattro ne sono state già fissate fino al gennaio prossimo.

Lo scandalo del depuratore Lo scandalo del depuratore di Bettona emerge nel luglio del 2009 con l’emissione di 11 misure di custodia cautelare, a conclusione di 3 anni di indagini da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico diretti dal pm Comodi. Per l’accusa, la Codep avrebbe gestito una quantità di reflui estremamente superiore a quanto consentito, per esempio, dalla disponibilità di terreni destinati. E sempre secondo la ricostruzione accusatoria, chi avrebbe dovuto controllare, i tecnici dell’Arpa, erano d’accordo con il consorzio e non avrebbero sanzionato gli illeciti ma al contrario, avrebbero espresso pareri favorevoli o rappresentato alla sede centrale dell’Agenzia una realtà completamente diversa.

Le parole dell’accusa «Il sodalizio – scriveva il pm Manuela Comodi – operava mediante l’irregolare e non autorizzata gestione dell’impianto al fine di consentire ai consociati di disfarsi agevolmente degli enormi quantitativi di rifiuti prodotti dalle proprie aziende zootecniche, lucrando sia sui notevoli risparmi derivanti dallo smaltimento illecito, anche attraverso conferimenti di terreni da parte di proprietari (…) sia sui proventi e le utilità derivanti dalle illecite attività connesse all’esercizio dell’impianto in violazione di legge».

Imputati e accuse Imputati nella vicenda sono dunque i componenti dell’allora consiglio di amministrazione della Codep, tre funzionari dell’Arpa, imprenditori e autotrasportatori, la giunta comunale di Bettona e il responsabile dell’area Tecnico- urbanistica del Comune. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere allo scopo di commettere una serie indeterminata contro l’ambiente, la salute pubblica e la fede pubblica, al traffico illecito di rifiuti al disastro ambientale. Ai politici del comune in particolare viene contestato di aver effettuato delibere di fatto a favore di allevatori e di Codep per il conferimento di reflui anche in violazione della norma o in assenza dei presupposti, in modo da garantire alla cooperativa un illecito profitto. Gli indagati respingono tutte le accuse.

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