di Massimo Colonna

Intercettazioni ambientali e rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia, poi una rilettura d’insieme degli atti della prima indagine, aperta contro ignoti e archiviata nel 2015, in cui si ipotizzava un allontanamento volontario della donna. C’era qualcosa rimasto in sospeso in quella vicenda, secondo la procura della Repubblica di Terni, che martedì, tramite i carabinieri, ha arrestato Roberto Lo Giudice, marito di Barbara Corvi, la donna di 35 anni di Montecampano, frazione di Amelia, scomparsa nel 2009. L’uomo sarà ascoltato nell’interrogatorio di garanzia giovedì mattina nel carcere di Terni.

Nuove indagini Le indagini sono state state riaperte dopo una interlocuzione con altre attività giudiziarie antimafia e si sono svolte con il contributo di tre collaboratori di giustizia. «I misteri che avvolgevano le prime investigazioni – ha spiegato il procuratore Liguori in conferenza stampa – sono stati chiariti anche grazie al contributo offerto da plurimi collaboratori di giustizia». In una intercettazione ambientale in particolare una persona afferma «Io penso sia stata sciolta nell’acido», in riferimento alla donna. Dichiarazione che gli inquirenti hanno riscontrato con un’altra circostanza. In un’altra occasione, in un’intercettazione raccolta dagli investigatori, «lo stesso Lo Giudice – ha spiegato Liguori – avrebbe ammesso a un interlocutore di essere coinvolto nella vicenda della scomparsa della moglie».

Il depistaggio Nel corso del lavoro investigativo gli inquirenti si sono trovati di fronte diversi tentativi di depistaggio. Come la tesi dell’allontanamento volontario di Barbara, smentita da più persone che la conoscevano come madre molto legata ai propri figli: poi il prosciugamento dei suoi conti bancari, che lei stessa avrebbe effettuato per garantirsi la fuga. Inoltre, gli inquirenti hanno scoperto che nel pc della donna era stato inserito un programma capace di ‘guidare’ il computer dall’esterno: circostanza che sarebbe avvenuta quando da un suo account la donna avrebbe annunciato intenti suicidi, il giorno prima della sua sparizione. Non solo: il 5 e il 6 novembre ai figli della donna arrivano due cartoline da Firenze, firmate da lei: una perizia calligrafica però, inserita agli atti, sostiene non trattarsi della calligrafia di Barbara. Tutte circostanze che la procura ritiene siano depistaggi portati avanti per eludere le indagini.

L’interrogatorio Nelle prossime ore sarà fissato l’interrogatorio di garanzia per Roberto Lo Giudice, accusato di concorso in omicidio volontario aggravato e occultamento o soppressione di cadavere. Con lui è indagato a piede libero suo fratello, Maurizio.

Libera La vicenda di Barbara Corvi è stata seguita anche dall’associazione ‘Libera contro le Mafie’, che il 21 marzo scorso ha inserito anche il suo nome nel novero delle vittime delle mafie. «Conosciamo la storia di Barbara Corvi fin dalla sua scomparsa, abbiamo accompagnato alcuni dei passi compiuti dalla sua famiglia, dalle sue sorelle Irene e Monica, in particolare in quel percorso processuale complesso, che però oggi ha vissuto una svolta importante. La verità processuale, quella verità accompagnata del senso profondo di una giustizia che riesce nel modo più coerente a ricucire lo strappo che l’omicidio di Barbara ha creato nella sua famiglia e in tutti noi, si è palesata, attesa per tanti anni. Proprio nell’anno in cui, come rete di Libera, che legge e contestualizza le storie delle persone rese vittime dalle mafie, abbiamo pensato che, in quel lungo elenco di nomi di vittime che ogni anno leggiamo, il 21 marzo, in tanti luoghi, fosse importante inserire anche il nome di Barbara, per dare forza e vicinanza alla sua famiglia. E alla stessa memoria di Barbara che, passo dopo passo, si completa di tasselli decisivi».

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