di Francesca Marruco
Un sequestro conservativo per il valore di un milione e mezzo di euro è stato eseguito oggi su tutti i beni mobili ed immobili di proprietà dei Menenti e sui conti correnti a loro intestati. Lo rivela il legale di Julia Tosti, l’avvocato Luca Maori, alla vigilia dell’interrogatorio di Valerio Menenti che si terrà giovedì in carcere.
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Il ricorso A fare ricorso per ottenere il sequestro conservativo, erano stati i genitori della vittima Alessandro Polizzi, assistiti dagli avvocati Nadia Trappolini e Giovanni Rondini, e Julia Tosti, la ragazza miracolosamente sopravvissuta all’aggressione omicida del 26 marzo scorso, assistita dagli avvocati Luca Maori e Donatella Donati. I legali avevano chiesto un sequestro preventivo per 6,5 milioni di euro, ma il giudice Paini del tribunale di Perugia, lo ha reputato spropositato e ha fissato la somma equivalente in un milione e mezzo di euro.
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Unica garanzia «Le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni evidenziano profitti inesistenti derivanti dall’attività lavorativa» dei Menenti, scrivono i legali delle parti lese nel ricorso. Per questo, spiegavano ancora gli avvocati nel ricorso al giudice, «i beni di cui si chiede il sequestro costituiscono l’unica garanzia di soddisfacimento del notevole credito che verrà liquidato all’esito del processo penale quale risarcimento dei familiari superstiti del defunto Alessandro Polizzi e di Julia Tosti, sopravvissuta al delitto».
Potrebbero essere distratti Non solo, i legali insinuano anche un’altra possibilità: «La misura richiesta consentirà, inoltre, di evitare che, nelle more possa essere alienato o distratto, o comunque, sottratto alla garanzia, il patrimonio mobiliare e immobiliare degli indagati».
Un milione e mezzo Il giudice ha accolto il ricorso e ha disposto il sequestro conservativo anche se lo ha quantificato in un milione e mezzo di euro, rispetto ai sei milioni e mezzo richiesti dai legali delle parti lese. «Pur in considerazione dell’estrema gravità dei fatti in esame, l’entità del credito risarcitorio, risulta eccessiva». E il giudice fissa quindi in 400 mila euro a testa per i genitori di Alessandro, 150 mila euro al fratello e 350 mila a Julia Tosti.
Nessuna dichiarazione dei redditi Il giudice concorda anche sull’esistenza del pericolo di alienazione dei beni da parte degli indagati, perché, spiega, «non risulta aver presentato alcuna dichiarazione dei redditi e nulla è dato sapere in merito; Valerio Menenti ha denunziato redditi molto bassi e certamente inidonei ai fini del risarcimento richiesto».
Potevano sottrarre i beni Il giudice spiega anche di aver proceduto al decreto di sequestro, ’inaudita altera parte’ «in considerazione dell’enorme entità del credito risarcitorio in questione, entità che potrebbe spingere i Menenti, ove previamente resi edotti della presente procedura, a disporre degli indicati beni per sottrarli alla garanzia dei ricorrenti». Il giudice ha fissato infine per il 20 giugno prossimo l’udienza per la comparizione delle parti.
Difesa: nessun pericolo Per l’avvocato Luca Patalini, che difende i Menenti, «il requisito di periculum in mora» necessario per un provvedimento di sequestro come questo, è «assolutamente insussistente». L’avvocato Luca Patalini, che difende i Menenti insieme a Massimo Krogh, specifica comunque che prima vuole vedere «il contenuto del procedimento e poi verificarne i requisiti».
Non si voleva evitare il pm Il legale, ha anche espresso la volontà di voler precisare che «non vi era alcun fine di evitare l’interrogatorio investigativo, ( fissato per domani davanti al pm Antonella Duchini e non davanti al gip come richiesto dalla difesa, ndr), tanto che la richiesta al gip era stata inviata, per conoscenza, anche alla procura di Perugia. Si riteneva – ha spiegato ancora Patalini – per correttezza e rispetto del gip, davanti al quale Valerio si era avvalso della facoltà di non rispondere, di dover chiedere ancora a lui. Il gip ha ritenuto di non concederlo, non abbiamo nessun problema a farlo davanti al pubblico ministero. L’importante è che questo interrogatorio si faccia».
