Riccardo e Valerio Menenti

di Francesca Marruco

Il momento del processo per Riccardo e Valerio Menenti si avvicina sempre di più.  Era nell’aria già da un po’ e adesso la procura della Repubblica di Perugia ha chiuso le indagini per l’omicidio di Alessandro Polizzi e il tentato omicidio di Julia Tosti. A quasi sette mesi dall’efferato delitto che si consumò in un appartamento via Ettore Ricci nella notte tra il 25 e il 26 marzo scorso il sostituto procuratore titolare delle indagini Antonella Duchini ha tirato le fila di lunghi mesi di accertamenti svolti dalla squadra mobile della questura di Perugia diretta da Marco Chiacchiera.

Chiederanno di essere sentiti? Adesso gli indagati, in carcere dall’undici aprile scorso quando venne eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Luca Semeraro,  avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal magistrato. Riccardo e Valerio Menenti, difesi dagli avvocati Tiraboschi e Lupo del foro di Roma, si sono già fatti interrogare, ma gli inquirenti non hanno mai dato reale credito alle loro dichiarazioni, volte a scrollarsi di dosso più responsabilità possibile.

TUTTI GLI ARTICOLI SUL DELITTO DI VIA RICCI

La storia di Riccardo La linea difensiva infatti è stata votata inizialmente alla negazione totale e poi in un secondo momento all’ammissione di solamente ciò che non era possibile smentire a seconda dei risultati scientifici che emergevano e che non potevano essere sconfessati in nessun modo. Ecco quindi che appena arrestati i due indagati chiedono di tornare liberi al Riesame, ma alla vigilia dell’udienza, quando dalla scientifica di Roma arrivarono i primi risultati che indicavano il Dna di Riccardo Menenti presente sulla scena del delitto decisero di rinunciarvi. Per poi chiedere di essere ascoltati dal pm. A cui Riccardo andò a dire che si è vero era andato a vendicarsi del figlio fracassato di botte, ma mai avrebbe pensato di uccidere Alex Polizzi.

Le versioni dei Menenti  Tanto è vero, disse Menenti senior, che la pistola non l’aveva portata lui, ma l’aveva tirata fuori il giovane Polizzi per difendersi dall’aggressione, che in nessun modo Riccardo poteva negare. Dopo Riccardo anche Valerio ha tentato la stessa strada: al pm ha detto di non avere mai saputo nulla delle intenzioni del padre e ha cercato di sconfessare quelle telefonate in cui diceva «la pagheranno cara, ma stai tranquilla io tanto starò in ospedale». Non gli crede nessuno.

I tanti no Dopo il pm hanno di nuovo chiesto di essere scarcerati al giudice Semeraro e poi al Riesame la scorsa estate. Hanno ricevuto solo dei no. Tutti i giudici concordano nel ritenere che Valerio e Riccardo Menenti devono rimanere in carcere, dove probabilmente rimarranno molto molto a lungo. Adesso si apre la partita del processo. Sceglieranno il rito abbreviato per sperare in uno sconto di pena? O andranno al dibattimento per cercare di giocarsi il tutto per tutto? Potrebbero anche scegliere strade diverse. Che probabilmente condurranno in ogni caso dentro una cella per lunghi anni.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.