I primi rilievi dei carabinieri ( foto Troccoli)

di Francesca Marruco

Si era portato le siringhe già pronte con la cocaina dentro e, stando a quanto riferito dall’unica persona presente quando le ha preparate, in quella destinata al ragazzo che sarebbe morto di lì a poco, c’era più cocaina che nella sua. Alla fidanzata, prima di salutarla nell’albergo di Foligno in cui avevano trascorso la notte, aveva annunciato di volersi vendicare del giovane polacco  che anni prima aveva avuto una storia con lei. Una storia, secondo quanto riferito dall’assassino e confermato dalla giovane,  durante la quale aveva fatto drogare la ragazza per ottenere da lei prestazioni sessuali più spinte. E’ per questo, e anche per il fatto che Radzi Useini aveva annunciato a più persone l’intenzione di vendicarsi di Pawel Lozinski, che il sostituto procuratore Mario Formisano contesta l’omicidio premeditato.

Le parole del gip Anche il gip Carla Giangamboni, che ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere sembra sposare la ricostruzione accusatoria della procura che contesta la premeditazione. «Le dichiarazioni della ragazza dell’indagato – scrive il giudice -, se vanno a confermare quelle confessorie di Useini, si pongono in contrasto per quanto riguarda la  modalità di preparazione delle siringhe. Secondo la ragazza infatti, prima di lasciare albergo, aveva ribadito l’intenzione di vendicarsi di Pawel e gli aveva detto di essere intenzionato a vendergli due dosi di cocaina. Allo stato le dichiarazioni della ragazza fanno pensare che Useini era andato con la volontà di uccidere somministrandogli più cocaina del dovuto provocandogli un malore».

Le accuse L’accusa di omicidio premeditato per Radzi Useini la procura della Repubblica di Perugia  l’ha formalizzata venerdì mattina durante l’udienza di convalida dell’arresto in carcere davanti al gip Carla Maria Giangamboni. Il giudice ha subito convalidato l’arresto e si era riservata invece di decidere sulla misura cautelare da applicare al macedone reo confesso. Il pubblico ministero Mario Formisano aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre gli avvocati Massimiliano Sangro e Anacleto Aliventi i domiciliari. Vista la decisione del giudice, i legali hanno annunciato già l’intenzione di fare ricorso al tribunale della Riesame.

La ricostruzione Radzi Useini, a cui la procura contesta anche la cessione di stupefacenti, ha risposto alle domande del gip ricostruendo l’omicidio avvenuto nell’officina per biciclette di Foligno.  L’uomo, che aveva assunto sia cocaina che anfetamine, ha precisato di non ricordare benissimo quanto accaduto, ma di essere sicuro di aver usato un solo cacciavite e non due per colpire la sua vittima.  Di aver preso la prima cosa che si è trovato tra le mani. Il ricordo del ragazzo però non sembra molto nitido visto che sostiene di aver colpito Pawel Lozinski una o due volte, mentre si parla di almeno sei fori, per non parlare di ematomi e contusioni che la vittima ha in faccia come risultato di calci e pugni.

Movente Quanto al movente, Useini ha confermato quanto già detto in precedenza, dopo essersi fatto di cocaina in vena insieme alla vittima, ha iniziato a pensare ad un episodio di cui la fidanzata lo aveva messo al corrente da poco. La giovane, una ventenne di Foligno attuale fidanzata di Radzi, era stata in passato legata sentimentalmente alla vittima e secondo quanto emerso,  in più occasioni Pawel l’aveva fatta drogare per ottenere prestazioni sessuali più spinte. Fatto questo, che nella mente dell’assassino ha fatto scattare la molla omicida.

Premeditato Per la procura dunque Useini aveva premeditato di uccidere Lozinski, magari stordendolo prima con la droga. L’accusa di omicidio premeditato e non volontario lascia gli avvocati «perplessi». «Non ce l’aspettavamo» ha detto l’avvocato Massimiliano Sangro, che sottolinea come, se veramente Useini avesse premeditato tutto, avrebbe fatto più attenzione alle chiavi del portone, invece di rimanere chiuso dentro senza poter scappare. Ma la procura non la pensa così, e il fatto che il macedone abbia preparato le siringhe in albergo prima di andare dal polacco assume una rilevanza totalmente diversa. Certo Useini sostiene di aver preparato due siringhe con dosi identiche di cocaina, e di aver fatto solo credere alla fidanzata che la coca era tutta per Lozinski perché le aveva promesso che avrebbe smesso.

Autopsia Sarebbe molto importante stabilire quanta droga abbia assunto e quanta l’altro, ma il riscontro, pur analizzando anche le siringhe appare impossibile, in quanto, è prassi tra i tossicodipendenti “risciacquare” la siringa, ovvero tirare del sangue e poi iniettarlo di nuovo per non mandare sprecato neanche un po’ di droga. In questo modo, nella siringa non resta alcun residuo. Intanto sabato mattina il medico legale Sergio Scalise effettuerà l’autopsia sul cadavere del giovane polacco che potrebbe portare nuovi elementi per chiarire ulteriormente una vicenda che già a questo punto sembra nitida.