di Fra. Mar.
Nel laboratorio orafo al piano terra del casolare di Cenerente c’era un tesoro da 133 mila euro. La stima, dei gioielli, monili e pietre preziose, venne fatta da un gemmologo nominato dalla procura di Perugia dopo il duplice omicidio di Sergio Scoscia e dell’aziana madre Maria Raffaelli. Era quello il tesoro che cercavano i tre rapinatori senza scrupoli che quella notte di quasi due anni fa uccisero Scoscia a martellate.
In aula Il particolare è emerso venerdì mattina davanti alla Corte d’Assise di Perugia presieduta dal giudice Mautone durante la deposizione dell’ipsettore capo della squadra mobile di Perugia Finzi. Il poliziotto ha ricostruito cosa sequestrarono nelle due camere da letto delle due vittime rivelando che in quella di Scoscia c’era anche un’altra piccola cassaforte con dentro 4,800 euro. L’agente di polizia ha anche spiegato come i poliziotti della squadra mobile diretta da marco chiacchiera siano arrivati a localizzare Alfons Gjergji, l’unico dei tre albanesi arrestati che ha scelto il processo ordinario. Gli altri due, Ndreck Laska e Artan Gioka sono già stati condannati all’ergastolo con rito abbreviato.
I condannati in aula Luca Maori, che difende Alfons Gjergji, ha anticipato che al termine dell’audizione dei testimoni dell’accusa chiederà l’audizione degli altri due arrestati che accusano Gjergji di essere stato presente sulla scena del delitto quanto loro. In particolare i tre uomini arrestati fino ad ora hanno dato versioni che non coincidono: Artan Gioka, il fidanzato della Perdoda, la prostituta che disse loro che in quel casolare c’era un orafo e dell’oro, sostiene di aver solo accompagnato Laska Ndrec e Alfons Gjergji al casolare degli Scoscia e di averli aspettati fuori. La sua versione è in parte confermata da Laska. Ha detto infatti che Artan rimase fuori mentre lui e Gjergji entrarono in casa. Ma una volta dentro, fu Gjergji a uccidere Scoscia e l’anziana madre perché ubriaco. Gjergji, che secondo gli altri era venuto da Roma appositamente per la rapina, dice invece che lui rimase a dormire in macchina quella notte e che venne a Perugia a prendere Laska per accompagnarlo in aeroporto a Fiumicino perché doveva rientrare in Albania per Pasqua. Ma il suo dna trovato sotto le unghie di Sergio Scoscia sconfessa il suo racconto. Chi mente?
Rimandata la decisione sul navigatore Intanto la Corte si è riservata di decidere in un secondo momento sulla richiesta avanzata dalla difesa: quella di effettuare una perizia sul navigatore sequestrato nell’auto di Gjergji, che secondo i legali potrebbe dimostrare l’innocenza del loro assistito. Alla richiesta si è opposto il pubblico ministero titolare dell’inchiesta Claudio Cicchella. In aula venerdì mattina era presente Marcella Scoscia, figlia e sorella delle vittime, parte civile nel processo con l’avvocato Alessandro Vesi.
