di Fra. Mar.
I giudici della corte d’Assise che dovrà giudicare Alfons Gjergji, l’albanese che ha scelto di non essere processato con rito abbreviato come due suoi connazionali per il duplice omicidio di Cenerente, hanno deciso che come primo atto, effettueranno un sopralluogo nella casa del delitto, ancora sotto sequestro.
La prima udienza Lo hanno deciso i giudici, presieduti da Gaetano Mautone, dopo un’ora di camera di consiglio, accogliendo la richiesta fatta dal pubblico ministero Claudio Cicchella. I giudici hanno anche ammesso tutta la lunga lista dei testimoni presentata dalla procura( sono 101 persone), l’esame dell’imputato e l’acquisizione della sentenza di primo grado con cui gli altri due albanesi responsabili della rapina finita con un duplice omicidio sono stati condannati all’ergastolo. A questa richiesta si era opposto l’avvocato Luca Maori, che difende Alfons Gjergji, e che aveva anche chiesto una perizia sul navigatore satellitare installato sull’auto di Gjergji. Per il legale servirebbe a dimostrare l’estraneità del suo assistito all’efferato delitto, ma la corte, almeno per ora non ha ritenuto di concederla.
In aula In apertura di udienza invece la Corte aveva accolto un’eccezione della difesa rimuovendo dal fascicolo un dvd con tutti gli atti dell’inchiesta scannerizzati. In aula, davanti a togati e popolari, c’era l’imputato, e anche la figlia delle vittime, parte civile nel processo con l’avvocato Alessandro Vesi, insieme al Comune di Perugia, rappresentato da Luciano Ghirga.
Nel casolare Il sopralluogo alla casa del delitto avverrà il 5 dicembre prossimo, e sarà il primo atto dell’istruttoria dibattimentale. I giudici avranno così modo di vedere dove Sergio Scoscia e l’anziana madre Maria Raffaelli sono stati torturati e uccisi da tre banditi senza scrupoli in cerca d’oro che la squadra mobile di Marco Chiacchiera, dopo mesi di indagine inchiodò alle sue responsabilità.
Lui innocente Gli altri due albanesi, Artan Gioka e Nderck Laska non veranno ascoltati di nuovo in aula perché già sentiti in sede di incidente probatorio. Gjergji invece, l’unico che ha scelto la strada del rito ordinario, verrà sentito dal pubblico ministero. Intanto il suo legale, in apertura di udienza ha ribadito «l’innocenza» del suo assistito. «Alfons – ha detto Maori – non ha partecipato all’omicidio. Lui venne a Perugia per accompagnare un suo amico a Roma e nulla più». Secondo le risultanze investigative, lui era quello «esperto» nelle rapine.
