Il sindaco ferito (foto Umbria24)

di Marco Torricelli e Ivano Porfiri

È finita a manganellate (e ombrellate), teste rotte, sangue per terra e veleno in corpo. Scene che la città e la sua gente non ricordavano e che non avrebbero meritato di vivere. Quella che era iniziata come una ‘normale’ manifestazione operaia – a Terni se sono vissute molte, anche con tensioni decisamente più forti, ma gestite meglio – si è trasformata in una battaglia. Questo è il racconto.

VIDEO. TAFFERUGLI E TENSIONE

Colpo di ombrello Partiamo dalla fine, col colpo di scena che arriva di sera: a ferire il sindaco Leopoldo Di Girolamo non è stato un manganello, ma un ombrello di un manifestante. Lo sostiene la polizia, basandosi su alcuni video, tra cui quello video diffuso dal Corriere.it in cui si vede un manifestante che cala colpi di ombrello in direzione dei poliziotti. Lì in mezzo c’è anche il sindaco. La polizia ha anche identificato l’ombrellatore, sequestrando l’ombrello. Ma il primo cittadino sostiene in un’intervista al Tg1 di aver visto chiaramente il manganello e di essersi girato per evitare il colpo. E, a Umbria24, conferma: «Ho visto la manganellata arrivare». Poi aggiunge: «Non ho visto il video e chi lo ha fatto mi dice che é dubbio. Io comunque le manganellate le ho viste ed è incontrovertibile che ci sia stata una gestione non adeguata dell’ordine pubblico». Per il sindaco si tratta di «un problema politico, indipendentemente da chi mi ha colpito». I dubbi restano tutti, anche perché in precedenza un’altra persona è stata ferita e, in quel frangente, non c’era nessun ombrello a creare dubbi.

Alfano soddisfatto Alfano, che nel pomeriggio aveva assicurato in una telefonata al sindaco che sarebbe stato fatto tutto per chiarire le responsabilità, ha espresso «soddisfazione» per «la velocità con la quale si è fatta chiarezza sui fatti e per la ricostruzione puntuale che ha consentito l’individuazione del responsabile del ferimento del sindaco Leopoldo Di Girolamo». Il ministro si è detto «sollevato nell’avere avuto conferma che, ancora una volta, la Polizia ha svolto regolarmente il suo compito di tutela dell’ordine pubblico e dei cittadini». Il video, secondo il ministro, «ha, infatti, permesso di stabilire la verità».

Il corteo La giornata è stata vissuta in modo folle Era partita e si è sviluppata senza particolare pathos, la manifestazione dei lavoratori delle acciaierie: trecento, forse qualcuno in più, quelli raccolti dietro lo striscione. Pochi slogan. Pochi, timidi, accenni di applauso dalla gente ferma ai lati della strada. Parecchie saracinesche di negozi chiuse, al passaggio del corteo, ma anche qualcuna aperta. Davanti, la polizia, i ‘rinforzi’ arrivati da Roma, perché, avrebbe detto – dopo – il prefetto, era stato segnalato il «rischio di infiltrazioni nel corteo». Sì, e dove si sarebbero potuti infiltrare, visto che quelli che sfilavano si conoscevano tutti per nome? Adesso, invece, la paura di future, possibili, infiltrazioni – tutte da decifrare, nel caso – per la manifestazione annunciata per martedì 11, ma che i sindacati hanno deciso si svolgerà il 18, si fanno strada sul serio.

FOTOGALLERY

La prefettura All’arrivo sotto il palazzo del governo il corteo non si ferma, ma comincia a correre verso la stazione. «Vengono», sibila dentro una radio un funzionario di polizia e allora tutti giù dai furgoni, scudo in una mano e manganello nell’altra. Pochi istanti e sono lì, una davanti all’altra: la prima fila del corteo e quella dei poliziotti. La stazione ad un centinaio di metri. Solita scena. Facce vicine le une altre, parole che sono le stesse di sempre, da una parte e dall’altra. Si spinge, da una parte e dall’altra. Poi partono le prime manganellate e un operaio finisce per terra con la testa rotta. Mentre i poliziotti arretrano fino alle porte a vetri della stazione.

VIDEO2. UN OPERAIO FERITO ALLA TESTA

La stazione La scena si ripete, con il cordone di polizia proprio sulla porta principale – i carabinieri presidiano quella laterale e non entrano mai nella mischia – e con i lavoratori che provano a passare. La tensione cresce e allora il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, decide di intervenire. Si mette in mezzo, tra i due schieramenti che si fronteggiano e si rivolge ai lavoratori, voltando le spalle ai poliziotti, invitandoli a mantenere la calma: «Non dobbiamo mai dimenticare…», riesce a dire, poi ripartono le manganellate. Una (ma poi la polizia sosterrà essere un’ombrellata) gli arriva in testa e gliela sfonda, altre le riceve sulle braccia e sulla schiena l’assessore Marco Malatesta. Chi sta lì per lavorare e le evita, perché le vede arrivare, becca calci negli stinchi, che fanno male pure quelli: «Ma che fai?», chiedo al poliziotto che me ne ha dati due. «Vai via», mi risponde. Resto lì. E ne prendo altri.

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Sui binari Il sindaco si dà una lavata e torna a trattare – intanto sono arrivati altri politici – con i responsabili di quello che chiamano ordine pubblico. E alla fine i lavoratori possono entrare nella stazione e raggiungere i binari – i treni sono stati fermati – per quei pochi minuti di una, peraltro prevista, manifestazione simbolica, ma che diventa altro, quando lo stesso Di Girolamo scende a sua volta sui binari e si mischia ai lavoratori, dietro al loro striscione. È un gesto chiaro. Non di sfida, ma chiaro. Perché quelle manganellate non hanno rotto solo teste – di certo quella dell’operaio – ma hanno provocato una lacerazione profonda nell’animo di chi c’era.

VIDEO 3. IL CORTEO 

Il sindaco Leopoldo Di Girolamo parla di «una violenza francamente incomprensibile e, credo di poterlo dire, sinceramente ingiustificata». Consapevole del tipo di rilevanza che l’episodio avrà – un sindaco preso a botte dalla polizia non è una roba normale – Di Girolamo tiene i toni bassi, ma dice di non spiegarsi «come possa essere stato dato l’ordine di usare misure così drastiche per una manifestazione che, oggettivamente, non era delle dimensioni e dai contenuti, che invece ne avevano avute altre in passato». Il fatto stesso, dice il sindaco, «di aver ritenuto opportuno schierare sul campo reparti di polizia provenienti da fuori città, mi lascia perplesso». Sull’episodio che lo ha visto sfortunato protagonista, racconta: «Sul momento è stata più forte la sorpresa del dolore, proprio perché l’azione della polizia è arrivata all’improvviso e senza essere preceduta, almeno mi pare di poter dire, da particolari situazioni di tensione. Ero tra i lavoratori e i poliziotti e stavo parlando con i primi proprio per cercare di evitare che si creassero situazioni di pericolo, ma non ci sono riuscito». Raggiunto al telefono, a casa, dopo essere stato dimesso dall’ospedale, dice che «potrà sembrare banale, ma il dolore fisico, che peraltro adesso non sento, è poca cosa, rispetto a quello, profondo, che provo ripensando a quanto è accaduto. La gente di questa città, i lavoratori delle acciaierie, non meritano di essere trattati così ed il mio compito sarà di fare in modo che non accada mai più».

LA CONDANNA DEI SINDACATI

Dal prefetto Una lunga riunione, dopo, nell’ufficio del prefetto: politici e sindacalisti a chiedere spiegazioni e lui a provare a darne, ma non è facile, nemmeno per un uomo esperto come Vittorio Saladino. Costretto sulla difensiva, forse sorpreso egli stesso di quello che era appena successo e con la grana rappresentata dalla richiesta della ‘testa’ del questore che i sindacati gli hanno sganciato appena entrati. Poi avrebbe telefonato al sindaco.

Le indagini Al questore, intanto, è già arrivata la richiesta di una «dettagliata relazione» da parte del capo dell’ufficio ispettivo della Polizia di Stato, che è stato incaricato di verificare la dinamica dei fatti, mentre il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, dopo aver espresso «solidarietà e vicinanza al sindaco Di Girolamo e ai lavoratori delle acciaierie, per quanto accaduto durante la manifestazione», annuncia che si sta «procedendo ad approfondimenti sullo svolgimento dei fatti, per chiarire la dinamica dell’accaduto e le ragioni del comportamento delle forze dell’ordine». La conferma arriva dal sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci, immediatamente dopo un colloquio con il capo della Polizia, Alessandro Pansa: «Ci sarà un’ispezione per accertare le cause che hanno portato agli incidenti». Una nota della questura, invece, informa che il questore «esprime solidarietà al sindaco per le lesioni riportate», ma «non può esimersi dal rilevare che il comportamento di pochi e violenti, partecipanti al corteo, non può essere accettato».

Alfano chiamato a riferire E, intanto, oltre all’intervento dei sottosegretari, il caso arriva sul tavolo del ministro dell’interno, Angelino Alfano. Tra le tante reazioniquella dei senatori Pd Gianluca Rossi (presente al corteo), Valeria Cardinali, Miguel Gotor, Nadia Ginetti, ma anche dei deputati Walter Verini e Marina Sereni che hanno chiesto ufficialmente al ministro di riferire in aula, cosa che avverrà nei prossimi giorni.

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