di Chia.Fa.
Sono ben 185 le aziende umbre che nel corso del 2011 hanno dichiarato fallimento e portato i libri contabili in tribunale. Un bilancio pesante che, secondo il report pubblicato nei giorni scorsi dall’ufficio studi statistici della Cgia Mestre, piazzerebbe l’Umbria al settimo posto, per numero di attività chiuse ogni 10mila imprese attive, dell’amara classifica nazionale. Numeri che potrebbero lievitare nel 2012 a causa dell’aumento della pressione fiscale che, solo di Imu, costerà alle imprese manifatturiere artigiane oltre 1.500 euro in più.
Il dato allarmante sui fallimenti è l’estrema conseguenza del crollo dei consumi che, negli ultimi quattro anni e in linea con tutto il territorio nazionale, ha progressivamente segnato e indebolito il tessuto delle piccole e medie imprese dell’Umbria. Non solo. A portare al fallimento le decine di imprenditori umbri sono anche le complicatissime difficoltà di riscossione e, quindi, di pagamento dei fornitori, a cui si aggiungono le arcinote difficoltà di accesso al credito, richiesto per lo più per far fronte a carenze di liquidità.
Gauzzi (Confartigianato): «Sistema bloccato» A commentare il triste record regionale è il segretario provinciale della Confartigianato, Stelvio Gauzzi. «In 28 anni di professione non mi sono mai trovato di fronte ad una diffusione così capillare e generalizzata di aziende in crisi molte delle quali, come spiega chiaramente il report della Cgia di Mestre, sono costrette al fallimento». E poi: «Ad essersi bloccato è l’intero sistema dalle riscossioni al credito, dai pagamenti ai tanti costi, tutti aspetti che ci hanno tolto competitività in un periodo storico-economico in cui, invece, era da cercare la quadratura per fronteggiare le produzioni dell’Est del mondo».
Spada di Damocle sui trasporti Uno dei settori che, in termini di fallimenti, ha perso più pezzi è sicuramente quello dei trasporti. «Insieme all’edilizia – spiega Gauzzi – questo comparto, fatto di microimprese a gestione familiare, è quello più a rischio a causa, è evidente, del rapido ed esorbitante aumento dei prezzi dei carburanti, gli autotrasportatori non ce l’ha fanno più sono alla frutta». Ma i fallimenti potrebbero allargare il proprio raggio d’azione finendo per colpire anche grandi realtà commerciali, una su tutte le Wonderful, con 40 punti vendita e 200 occupati, perlopiù giovanissimi.
Batosta Imu Lunedì sempre la Cgia Mestre ha pubblicato le stime sul costo dell’Imu per le aziende. Come accennato, le imprese manifatturiere artigiane e quelle industriali pagheranno quest’anno oltre 1.500 euro in più all’anno per ogni azienda. Meglio, si fa per dire, andrà agli studi professionali e ai negozi commerciali. Per i primi l’aumento medio si aggirerà sui 950 euro, per i secondi il maggior prelievo sarà di 569 euro.

