Silvio Berlusconi

di Fabio Toni e Ivano Porfiri

I venti di crisi che spirano sul governo Monti potrebbero salvare la Provincia di Terni. Ma c’era anche chi si era mosso a prescindere dal colpo di teatro di Berlusconi: un emendamento bipartisan alla legge che intende accorpare le Province italiane, fatto apposta per alcuni enti campani, potrebbe calzare a pennello anche per l’Umbria.

Berlusconi salva Terni? Molti ternani forse storceranno la bocca, ma potrebbe venire proprio da Silvio Berlusconi e dalla sua spallata a Monti la ciambella di salvataggio per la loro Provincia. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, al presidente della repubblica avrebbe detto di voler votare solo la Legge di stabilità prima di togliere il sostegno al governo. Ciò vorrebbe dire che la legge sul riordino delle Province, ancora all’esame delle commissioni, non vedrebbe la luce. E non riconvertendo il decreto (approvato il 31 ottobre decade a fine anno), con in mezzo il rinnovo del Parlamento, significherebbe dover ricominciare tutto daccapo nella prossima legislatura. Con un nuovo ministro, una nuova maggioranza. Il che indirizzerebbe tutto su un binario morto.

L’altra strada Ma c’è anche un’altra strada che metterebbe in salvo Palazzo Bazzani anche se la legge andasse in porto. Pur giocando d’anticipo rispetto all’effettiva conclusione della vicenda Pasquale Viespoli, senatore campano del gruppo Coesione Nazionale, ha già annunciato che «la provincia di Benevento è salva: Benevento e Avellino restano due province autonome». Pazienza, penserà qualcuno. Ma gli emendamenti, condivisi anche dai senatori Enzo Bianco (Pd) e Filippo Saltamartini (Pdl), ridisegnano buona parte della nuova geografia delle province italiane, voluta dal ministro Filippo Patroni Griffi. Se gli emendamenti riusciranno a superare le forche caudine della commissione e del Senato, la provincia di Terni non verrà cancellata.

Terni è salva? Con le modifiche proposte dai senatori Bianco e Saltamartini all’articolo 2 del decreto legge, si eviterebbero gli accorpamenti fra Perugia e Terni, Viterbo e Rieti e tra Benevento e Avellino. Tutto ciò sulla base del fatto che – si legge nell’emendamento – «il riordino non si applica alle regioni in cui una sola provincia non è in possesso dei requisiti minimi richiesti».

Altri salvataggi Gli emendamenti prevedono anche un diverso assetto delle province marittime della Toscana: dal monoblocco composto da Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa, nascerebbero due distinte province (Pisa-Livorno e Lucca-Massa Carrara). Analogamente, Pistoia verrebbe accorpata con Prato, inizialmente inclusa nell’area metropolitana di Firenze. In Lombardia, Como e Varese formerebbero un’unica provincia e lo stesso farebbero Lecco e Monza, con quest’ultima attualmente inserita nella città metropolitana di Milano.

Polli e Di Girolamo fiduciosi Alla luce degli ultimi sviluppi il presidente della Provincia di Terni Feliciano Polli e il sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo hanno diffuso una nota congiunta riguardante l’accoglimento degli emendamenti per la Provincia di Terni da parte della Commissione Affari costituzionali del Senato. «I relatori della legge sul riordino delle Province in seno alla Commissione – affermano il presidente Polli e il sindaco di Girolamo – hanno accolto positivamente gli emendamenti presentati dai senatori Agostini e Urbani, i quali hanno recepito l’impostazione e il lavoro svolto dalle istituzioni umbre per salvaguardare la Provincia di Terni e con essa un sistema istituzionale regionale equilibrato. Siamo fiduciosi – proseguono – che il governo e l’aula del Senato completeranno positivamente il lavoro della Commissione. Potremo così raggiungere un obiettivo perseguito a lungo con grande impegno e determinazione. Un obiettivo particolarmente importante per la comunità ternana ed umbra».

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