Il commercialista Nicola Ermini

di Daniele Bovi

Il processo fiorentino per il crac della Banca Romanelli, fallita nel 2003, è arrivato al dunque. Nei giorni scorsi il pm Gianni Tei ha infatti chiesto per i sei imputati nel processo di Firenze condanne per bancarotta fraudolenta e usura. Tra gli imputati c’è una «vecchia» conoscenza del calcio perugino, ovvero il commercialista fiorentino Nicola Ermini, indimenticato e indimenticabile protagonista dell’estate biancorossa 2010, la più brutta delle 106 trascorse dal Perugia Calcio. Per Ermini il pm ha chiesto quattro anni di condanna per bancarotta.

L’emissaro degli sceicchi Il commercialista era stato nominato da Leonardo Covarelli amministratore unico del Peugia alla fine di aprile, prima di presentarsi, il 3 maggio, come l’emissario di una fantomatica cordata di sceicchi gonfi di petrodollari. Accompagnato da un bizzarro «addetto stampa» (impegnato in una lotta senza pietà e senza quartiere alla lingua italiana) Ermini sosteneva che i fantomatici sceicchi, nascosti dietro una società anonima svizzera, la Barclaps&Partners, avrebbero voluto acquistare il Perugia senza passare dal fallimento. Il 13 maggio, cinque giorni dopo l’ormai leggendaria conferenza stampa di Marcellano nel relais di Torello Laurenti, Ermini si presentò al Curi, nel giorno del presunto passaggio delle quote, solo con una «bozza di fideiussione non definitiva». Finì, sotto una triste pioggia, con una bozza sul parafango della sua Mercedes assestata da un tifoso inferocito e, pochi giorni dopo, con il secondo fallimento in cinque anni.

Il crac Per i sei imputati del crac Romanelli, Tei ha chiesto condanne tra due e sette anni. Le pene più alte sono state chieste per bancarotta e usura a carico dei fratelli Paolo ed Elena Romanelli, amministratori delle società fallite nel 2003. Tre anni e sei mesi sono stati chiesti, sempre per bancarotta, per Maurizio Mancianti, sindaco revisore. Per alcuni episodi di usura, Tei ha anche chiesto due anni di condanna ciascuno per Sabrina Taddei, dipendente di Romanelli Finanziaria, e Renzo Romano direttore della sede centrale di Campi Bisenzio. Banca Romanelli, fondata da Massimo, oggi scomparso, e dai fratelli Paolo ed Elena, esercitò l’attività senza aver ottenuto l`autorizzazione della Banca d’Italia, finché il crac la spazzò via insieme a centinaia di clienti.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.