di M. R.
Acciai speciali Terni ha annunciatoa inizio settimana l’adozione di Pj20 tracer, figlio dell’azienda Vetrya di Orvieto, una delle prime a muoversi per la mappatura dei contagi; ma i tag al collo per tracciare contatti e distanze interpersonali non sono ancora nella dotazione dei lavoratori Ast e delle ditte terze che operano all’interno dell’acciaieria. Nel frattempo, al Centro di Finitura, nello stabilimento Ast di vocabolo Sabbione, è stato riscontrato un caso di positività al Covid-19 ed è scattata la quarantena cautelativa per quattro suoi colleghi. Due di questi sono stati già sottoposti a tampone e attendono i risultati. Ma intanto i presunti casi Covid+ salgono di ora in ora, seppure per ora pare che nessuno sia riconducibile ad un focolaio interno alla fabbrica. Sarebbe infatti in quarantena anche un lavoratore di Lac e un operaio della linea Bramme 7 in attesa di tampone. La situazione, considerati anche gli scioperi di marzo per portare il sito alla chiusura, è destinata a suscitare timori.
Uilm Sulla questione interviene la Uilm attraverso i propri rappresentanti sindacali e responsabili della sicurezza. Il sindacato chiede «test sieroligici per tutti i dipendenti». Pur riconoscendo all’azienda un grande lavoro sul fronte del contenimento dei contagi «riteniamo – scrivono – che in questa particolare fase, sia fondamentale mantenere assolutamente un alto livello di attenzione, operando di più e con determinazione non limitandosi alle sole decisioni Usl e a quanto prevedono i loro protocolli». La proposta è quella di uno screening a tappeto e, alla luce di un caso di positività al Cdf, la richiesta è di «un cambio di passo in materia di Covid-19 e azioni più efficaci per la tutela della salute e della sicurezza di tutti lavoratorie delle loro famiglie».
Fim Sulla questione anche la Fim è impegnata «a cercare di riportare l’azienda ad un ragionamento che va oltre il protocollo Usl per una maggiore tutela della propria salute e dei loro familiari come già chiesto con forza e ottenuto nella circostanza» del contagio al Centro di finitura. Sensibile al tema anche la Fim Cisl, il sindacato più rappresentativo all’interno della fabbrica che già da settimane chiede all’azienda di andare oltre i protocolli Usl, come a voler sottolineare che l’adozione di Pj20 tracer non basta senza un protocollo aziendale dedicato. Sul dispositivo, Rsu e azienda non avrebbero siglato alcun accordo.
Usb «La Rsu Usb – scrive la stessa Unione sindacale di base in una nota – non ha inteso firmare, insieme alle altre Rsu di Ast, l’ipotesi di accordo sul tag per il tracciamento dei contatti, perché non sussistono piene garanzie per il rispetto della privacy dei lavoratori. Infatti, in un’audizione del 13 maggio scorso presso la Commissione n. 11 del Senato, il presidente del garante per la protezione dei dati personali è intervenuto ricordando proprio che, in una fase in cui le aziende mettono in campo azioni contro l’estendersi del virus, si tende a lasciare sul campo diritti e libertà personali dei lavoratori. Infatti la protezione dei dati personali dei lavoratori assume, in questo contesto, una funzione significativa dato che i lavoratori rappresentano una parte vulnerabile rispetto a una posizione più forte, quella aziendale, in grado di condizionare anche la loro volontà. Per questo il presidente ha ribadito la natura esclusivamente volontaria dell’adesione al sistema di tracciamento dei contatti oltre, in caso di rifiuto da parte del lavoratore, alla necessità non subire alcuna conseguenza pregiudizievole. Invece Ast – denuncia l’Usb – sta facendo tutto il contrario. Pretende l’obbligatorietà dell’utilizzo cercando di farlo passare come dpi. Questo Pj20 tracer però non può essere considerato un dispositivo di protezione individuale, perché non protegge la salute e l’incolumità dei
lavoratori, serve solo ad esporre i lavoratori a provvedimenti disciplinari. Ci risulta poi incomprensibile – proseguono – come, a fronte di un utilizzo del tag da parte dei lavoratori, la gestione delle eventuali emergenze non preveda, in caso di positività, lo screening tramite tampone ma si faccia riferimento solo alle quarantene prescritte dal protocollo Usl. Siamo ben consci del rischio sanitario ancora in corso, e per questo chiediamo una gestione dell’emergenza basata innanzitutto sullo screening di tutti i lavoratori di Ast e ditte terze, come da mesi chiediamo con forza. Non chiediamo controllo, chiediamo sicurezza. Come Usb metteremo in campo tutte le azioni sindacali e legali in difesa dei lavoratori, intanto invitiamo i lavoratori e le lavoratrici nella fase di consegna di accettare con riserva e pretendere una copia del modulo».
