di Fabio Toni
«Quando l’abbiamo saputo, siamo scoppiati in lacrime. Mia moglie non si dà pace, sentiva Dayana come una bimba sua a cui non aveva saputo dare aiuto. Se l’avessimo portata con noi, se l’allarme fosse scattato prima, forse ora sarebbe salva. Purtroppo quello che è successo a bordo della Concordia è indescrivibile».
Tra gli ultimi a vederla A parlare è Umberto Trotti. Lui e sua moglie Fiorda, entrambi originari di Ferentillo, sono fra gli ultimi ad aver visto Dayana Arlotti ancora in vita. Il corpo senza vita della bimba riminese, di appena 5 anni, è stato ritrovato dai vigili del fuoco all’interno del relitto della Costa Concordia insieme a quelli di altre tre persone. Fra questi potrebbe esserci anche quello dello sfortunato padre, Williams Arlotti.
La bambina con la coppia di spagnoli Nei momenti più concitati del naufragio, la coppia di naufraghi ternani avrebbe visto la bimba proprio sul ponte 4, insieme a due turisti spagnoli. «C’era una confusione assurda – ricorda Umberto Trotti – e la bimba era disorientata e in lacrime. I due spagnoli ci hanno chiesto se conoscevamo quella piccola, se era nostra figlia. La mia famiglia è sopravvissuta grazie all’aiuto di un angelo». L’angelo in questione è Paolo Maspero, uno dei cuochi di bordo. «È stato lui a portarci di sua iniziativa sul ponte 4. L’allarme infatti non era scattato. Qui siamo riusciti a prendere una scialuppa con grande fatica. Paolo è un eroe: ha salvato noi e molte altre persone ed è stato uno degli ultimi ad abbandonare la nave».
Bastavano 20 minuti in più per salvare tutti Oltre al coraggioso cuoco, Umberto Trotti riflette su ciò che sarebbe potuto accadere se l’allarme fosse stato lanciato tempestivamente. «Sono convinto che sarebbero bastati venti minuti in più per salvare tutti. La situazione all’inizio non era così tragica. Sì, siamo stati fortunati e la molla decisiva è scattata quando ho visto mia moglie scaraventata a terra insieme a mio figlio di 8 mesi. Lì ho trovato la determinazione, in quel caos, per trovare una via di fuga, uno spazio sulle scialuppe».
Ero a pregare Umberto Trotti ha saputo del tragico ritrovamento, appena rientrato da Cascia: «Ero andato al santuario per chiedere una messa in suffragio di tutte le vittime e per ringraziare il Signore per la aver salvato me e la mia famiglia».

