di Francesca Marruco

Nel 2012, dalla sezione umbra della Corte dei Conti, «particolare attenzione è stata dedicata alla sanità»:  «si avverte con molta chiarezza il rischio di compromissione degli standard qualitativi e quantitativi del servizio sinora offerto. Tale rischio è più grave in Umbria che altrove, a causa della caratteristica propria del suo territorio, dove le comunità vivono disseminate in borghi e piccole città collegate in modo tutt’altro che ottimale dai mezzi pubblici». Lo scrive il presidente della sezione umbra della Corte dei Conti Alberto Avòli nella sua relazione inaugurale.

Soldi in più per pazienti persi In particolare, la Corte si è occupata ad esempio del «mancato aggiornamento degli elenchi degli assistiti a carico dei singoli medici di base. Tale omissione ha provocato l’erogazione ai sanitari di compensi superiori al dovuto. La Sezione ha stabilito che l’amministrazione deve recuperare integralmente le somme erogate in misura indebita, senza poter rinunciare al credito, anche se solo in parte» Adesso il problema dell’aggiornamento degli aggiornamenti può dirsi risolto, visto che «l’amministrazione si è adeguata ai parametri giurisprudenziali con notevole sollecitudine».

Farmaci trafugati Altra tematica sempre legata alla sanità e trattata dalla Sezione umbra è stata quella relativa all’acquisto e alla distribuzione di farmaci all’interno delle strutture ospedaliere, nelle quali «è necessario rafforzare la tracciabilità delle procedure in funzione del loro tempestivo e corretto impiego. La Sezione ha dovuto censurare la condotta di chi, approfittando delle enormi carenze della tracciabilità, si sono appropriati di medicinali ad alto valore per un probabile fine di commercializzazione illegale».

Tangenti per falsi certificati C’è un medico che è stato condannato perché pretendeva tangenti per il rilascio di «ingiustificate certificazioni favorevoli, finalizzate ad ottenere indebiti trattamenti di invalidità civile». La procura ha depositato numerosissime citazioni per errore medico, ma la Sezione ha disposto ulteriori accertamenti, perché, spiega Avòli, «è stato ribadito il principio secondo cui il medico che si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve».  Ci sono però le dovute eccezioni: c’è dunque il radiologo che male interpreta un referto e non riconosce una frattura ossea e viene condannato. E c’è il ginecologo che, per danno all’immagine dell’amministrazione viene condannato, dopo essere stato beccato  a molestare le pazienti.

Soldi sottratti dai libretti della Posta All’attenzione della Corte dei Conti sono passati anche gli episodi dei due dipendenti di Poste che rubavano dai libretti postali Secondo la Sezione gli importi sottratti costituiscono «un danno patrimoniale in senso stretto in quanto l’appropriazione di somme di denaro destinate a soddisfare le esigenze degli utenti provoca un danno patrimoniale certo poiché l’amministrazione postale è stata irrimediabilmente privata di parte delle risorse finanziarie destinate all’attuazione degli scopi istituzionali».

Opere pubbliche: le strade Una sentenza ha riguardato invece il ritardo nella conclusione di un cimitero che ha causato un disservizio in quanti hanno dovuto sopportare notevoli disagi nella tumulazione dei loro familiari. In obblighi di manutenzione di opere pubbliche invece, nel 2012, c’è stato un funzionario condannato in seguito ad un incidente di un motociclista causato da un dissuasore di velocità. «Il principio generale desumibile dalla sentenza è che i funzionari preposti alla vigilanza stradale sono responsabili delle conseguenze della cattiva manutenzione a meno che non dimostrino di aver fatto tutto quanto era loro possibile per assicurare al meglio il servizio».

I contratti dei funzionari Nel mirino della corte anche lo staff del primo cittadino. La sezione, condannando due dirigenti a risarcire l’ente ha affermato che «il personale in servizio negli uffici di staff dei vertici politici degli enti territoriali deve essere inquadrato secondo le prescrizioni del contratto collettivo di categoria. Quindi, se privo di laurea non può essere inquadrato in un livello che prevede tale titolo di studio».

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