di Francesca Marruco
«La magistratura contabile è al servizio dei cittadini e gli stessi cittadini possono e devono segnalare alla Corte episodi che possano costituire danno erariale». Alberto Avòli, il presidente della sezione giurisdizionale dell’Umbria della Corte dei Conti, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario contabile, lo dice chiaramente e invita chi vede o viene a conoscenza di fatti: «Dall’opera incompiuta, a quella compiuta e poi abbandonata, fino allo sporco in sala operatoria in ospedale, il cittadino può segnalarlo alla Corte dei Conti».
Le tipologie Le «tipologie di fatti oggetto del contenzioso amministrativo e contabile» possono andare dalle anticipazioni di cassa in violazione del principio dell’equilibrio di bilancio, all’appropriazione illecita di beni pubblici, all’assenteismo del personale fino all’assunzione di personale in violazione degli organici e dei vincoli di legge. Ma anche il cumulo di impieghi, il danno da circolazione stradale, l’irregolare gestione delle mense, di fondi per i corsi professionali e di istituti scolastici. Sono 125 le tipologie messe in fila nella relazione e ne fanno parte anche, ad esempio, la stipulazione di mutui a condizioni di mercato onerose, o le spese sanitarie non motivate per iperprescrittività dei farmaci.
Il Broletto Tutto questo perché laddove previsto, la Corte possa intervenire e magari emettere quelle sentenze che molto spesso fanno da deterrente. Affinché i cittadini possano riacquistare fiducia nella pubblica amministrazione, percepita in maniera sempre più negativa. «Sfiducia che, con tutti i distinguo del caso- ha detto- sfocia in episodi come quello del Broletto. L’imbarbarimento del dialogo tra istituzioni e cittadini poi può portare ad una chiusura delle stesse amministrazioni». Un episodio come quello del Broletto, spiega Avòli, non può non lasciare segni: i dipendenti avranno timore e magari daranno i contributi a pioggia, non li daranno affatto, o lasceranno le pratiche incompiute per non rischiare nulla.
Sfiducia in Pa Umbria «In Umbria – dice il presidente Avòli – si registra una sfiducia del cittadino anche se forse in buona parte è così perché il cittadino umbro è abituato ad una buona amministrazione» che ultimamente, per Avòli, è diventata «chiusa e poco dinamica». Parla anche di «trasandatezza dell’amministrazione ovvero di caduta della qualità dell’azione amministrativa» che sta «emergendo fortemente anche in Umbria».
Emergenza corruzione Per il presidente Avòli, la «grande emergenza dell’Italia» è la corruzione. Perché «si sono abbassati tutta una serie di campanelli d’ allarme e perché non viene più universalmente concepita come un disvalore». E alla corruzione classica, intesa anche come fattispecie di reato, il presidente affianca quella che lui definisce «’piccola corruzione’. Che deriva da un gestione clientelare della pubblica amministrazione. La corruzione è un atteggiamento mentale, come quello mafioso». E l’Umbria, seppur «non toccata in maniera eclatante dal fenomeno ne è comunque interessata». Invece la pubblica amministrazione dovrebbe ritrovare onesta, che, ad esempio, dice il presidente «significa intervenire nel variegato mondo delle società partecipate, contrastandone le deviazioni». Ovvero quelle «assunzioni assolutamente clientelari avvenute anche nelle partecipate in Umbria».
Cifre Al primo gennaio del 2012 erano 74 le pendenze nel contenzioso amministrativo contabile, 40 nuove sono state introdotte nell’anno, e 29 sono stati i giudizi definiti. Al 31 dicembre dunque le pendenze ammontavano a 85. Per quanto riguarda invece i conti giudiziali, al primo gennaio 2012 si contavano 14.092 pendenze, divenuti 16.537 alla fine dell’anno. Tutto questo nonostante la carenza di organico e di mezzi. Se in Italia la scopertura è di un terzo dei magistrati che servirebbero, in Umbria manca il 50 % del personale. Lo scorso anno non c’erano neanche tre magistrati per fare i collegi. Se non bastasse mancano anche i mezzi: «recentemente per fare un controllo ci siamo dovuti far accompagnare da una macchina della finanza perché per le nostre non ci sono più buoni benzina». «Non bastano nuove leggi- ha concluso il presidente- serve che vengano fatti degli investimenti alla base. Altrimenti leggi e leggine senza magistrati e senza buoni benzina sono inutili».
