Il procuratore Agostino Chiappiniello

di Ivano Porfiri

«La corruzione è presente nel sistema generale Italia e l’Umbria non ne è immune, e anche se il fenomeno non è dilagante è in aumento». La fotografia della situazione è del procuratore presso la Corte dei conti dell’Umbria, Agostino Chiappiniello, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Settore pubblico abbastanza sano I settori maggiormente colpiti dal fenomeno corruttivo, secondo il procuratore, sono «gli appalti e le erogazioni pubbliche». Parlando in generale della pubblica amministrazione, Chiappiniello ha sottolineato come «complessivamente in Umbria è abbastanza sana: le ipotesi di danno erariale sono, per la verità, molte, ma se si considera tutta la massa dell’attività amministrativa non incidono per una quota rilevante». Tra le materie di cui si è occupata la procura, Chiappiniello ha ricordato diversi casi di assenteismo, appropriazioni indebite, errori nella sanità. Ma anche quello di un pubblico ufficiale incaricato di effettuare intercettazioni che avrebbe estorto denaro all’intercettato per coprire il lavoro fatto. La procura ha inoltre avviato atti per il recupero di 6 milioni di euro per l’uso improprio da parte di enti pubblici dei cosiddetti «derivati» o Swap.

Il caso Gubbio Chiappiniello ha ricordato come la Corte dei conti sia stata la prima ad occuparsi del «caso Gubbio», aprendo un procedimento nel novembre 2009 a seguito di diversi esposti sulle assunzioni illegittime perpetrate dall’amministrazione Goracci. E anche per il caso di una falsa delega redatta per far credere a un dirigente che c’era un’indagine pendente della stessa Corte dei conti. «Per entrambi i filoni – ha detto Chiappiniello – siamo in attesa dell’indagine penale per avere le carte necessarie per procedere»

I bastoni tra le ruote Così come il nuovo presidente della sezione giurisdizionale, Alberto Avòli, anche il procuratore ha lamentato il danno al lavoro istruttorio conseguente alla nuova normativa che limita i casi perseguibili per «danno di immagine» nei confronti della pubblica amministrazione. E anche la stretta sugli esposti da parte dei cittadini: «perché venga aperta un’inchiesta – ha spiegato – ci devono essere forniti elementi chiari e circostanziati e questo ha fatto sì che già da quest’anno ci sia stato un calo delle istruttorie. Le norme, dunque, spesso non agevolano il nostro lavoro».

I numeri Il procuratore ha quindi parlato dell’attività della Corte nell’anno 2011: in totale sono state 1.622 le istruttorie aperte nelle diverse aree di interesse per la tutela dell’erario. Gli atti giudiziali emessi nel corso del 2011 in particolare sono: 40 atti di citazione (erano stati 37 nel 2010), con un incremento dell’8,11% riguardanti 110 convenuti in giudizio; 43 inviti a dedurre (48 nel 2010), con un decremento del 10,42%, riguardanti 115 persone; 1.857 provvedimenti di archiviazione (1.436 nel 2010), con un incremento del 29,32%; 1037 lettere istruttorie (933 nel 2010), con un incremento dell’11,15%. Le istruttorie pendenti il primo gennaio 2011 erano 4.637, diminuite fino 4.362 a fine anno con una diminuzione complessiva del 5,93%.

Soldi recuperati Un dato particolarmente significativo, secondo il procuratore, quello delle somme recuperate dalle pubbliche amministrazioni in via stragiudiziale: 3.976.110 euro contro il 1.464.800 del 2010, con un aumento del 241,36%. «Tale recupero – ha spiegato il procuratore – è stato possibile anche per la leale e trasparente collaborazione data alla procura regionale dalle amministrazioni interessate, alle quali va il mio più sentito ringraziamento». A quella somma va aggiunto poi l’importo connesso alle sentenze di condanna emesse dalla sezione giurisdizionale della Corte, che ammonta ad altri 746.650 euro, con un aumento rispetto all’anno 2010 del 13,16%.

Avoli: le criticità Come già anticipato nell‘incontro con i giornalisti, poi, il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria, Alberto Avoli ha affermato come per uscire dalla «gravissima crisi economica» non c’è che una strada: «quella che conduce ad una nuova responsabilità individuale e collettiva, quale indispensabile volano per la nascita e la crescita delle opportune dinamiche riformatrici». Avoli ha sottolineato alcune «difficoltà che la Corte incontra nel perseguimento della propria missione istituzionale. La sua reale capacita’ operativa – ha detto – risulta infatti in parte compromessa non solo dall’insufficienza delle risorse (finanizarie e soprattutto di personale), ma anche dalla disorganicità delle normative di riferimento, che oscillano fra conclamate priorità censorie e sostanziali aperture condoniste, queste ultime spesso finalizzate a favorire, direttamente o indirettamente, sacche di impunità». A titolo di esempio Avoli ha ricordato le norme che hanno limitato in sede di responsabilità amministrativa la perseguibilità del danno all’immagine.

Logiche clientelari Tra le varie branche su cui si concentra la Corte, il presidente ha evidenziato «la tendenza a costituire società pubbliche si è moltiplicata a dismisura nell’ultimo decennio» assumendo «dimensioni talmente vaste che in moltissimi casi ne hanno completamente snaturato i benefici intendimenti» andando a favorire la «moltiplicazione di logiche clientelari». «E’ auspicabile – ha detto – che le nuove sensibilità gestionali portino ad affermare la piena validità dei principi di economicità, di efficacia e di legittimità anche nel settore societario pubblico».

No generalizzazioni A fronte dei casi da denunciare, Avoli ha indicato come «una priorità assoluta evitare ogni pericolosa e demagogica generalizzazione che attribuisca alla classe politica ogni sorta di malaffare. Pericolo vieppiù da avversare in regioni, come la nostra Umbria, caratterizzate per tradizione, in tutti i loro tessuti sociali, da una forte vocazione legalitaria, di onestà, di rispetto delle regole. Analogamente – ha aggiunto – non deve trovare spazio l’opinione che i pubblici dipendenti siano tutti degli inetti scaldasedie. Non è così. Certo, non mancano i dipendenti infedeli e corrotti e ancora ci sono gli assenteisti e altri, forse i peggiori, completamente ignavi e inattivi. Il sistema organizzativo deve essere capace di scovare queste ‘mele marce’».

Il cuore del sistema Come indicazioni in prospettiva, secondo Avoli occorre «incrementare il quoziente di incisività nel proprio operato quoziente che deve crescere sino al cuore delle criticità del sistema, sino ai responsabili dei meccanismi degli sprechi e delle disfunzioni». Il presidente si è detto poi «fermamente convinto che, al di là di tutto, per uscire dalla crisi occorra investire nella legalità come valore fondamentale. Una legalità ovviamente non formale ma sostanziale». In questo ha rimarcato la facoltà attribuita ai ‘cives’ di segnalare direttamente le disfunzioni degli apparati pubblici, «facoltà utile per colmare, sin dove possibile, il pesante divario comunicativo e fiduciario esistente con l’amministrazione in genere e talvolta anche con i vertici politici».

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