Mancanza delle indicazioni sulla denominazione commerciale del pesce, mancanza di sistemi di tracciabilità dei prodotti esposti in vendita, omissioni e indicazioni errate nelle etichettature. Per questi motivi 32 pescherie umbre sono state sanzionate dal Corpo forestale dello Stato, al termine di 120 controlli tra negozi autonomi e grande distribuzione.

I controlli I controlli scattati sono analoghi a quelli effettuati dalla Forestale lo scorso anno nelle macellerie. La campagna mirava a verificare la regolarità nella commercializzazione etichettatura, tracciabilità e presentazione al consumatore dei prodotti ittici presenti presso tutte le rivendite al dettaglio e la grande distribuzione nel territorio regionale, in ossequio a quanto disposto dalla Comunità europea. In pratica, il comune cittadino dalla lettura delle indicazioni obbligatorie presenti in etichetta deve essere in grado di conoscere luogo di pesca o allevamento, denominazione commerciale e nomenclatura binomia in latino di ogni specie ittica esposta in vendita; la Comunità europea ha introdotto l’obbligo della denominazione scientifica a partire dal 1 gennaio 2012 per evitare un uso improprio della denominazione commerciale e frodi commerciali spesso verificatesi.

Nasello autoctono e indiano? Esistono infatti differenti nomi commerciali per identificare un medesimo prodotto, nomi dialettali, nomi commerciali che si riferiscono a specie sistematiche diverse e ciò moltiplicato per i tanti paesi comunitari. L’uso della nomenclatura binomia scientifica diventa pertanto un riferimento univoco del prodotto anche in relazione al pregio e di conseguenza al prezzo dello stesso (ad esempio il Nasello indiano spacciato e venduto come nasello dei nostri mari). Tale corretta e puntuale identificazione del prodotto è una garanzia sia per il produttore onesto che per il consumatore attento ed evita molte truffe che emergono con l’uso della sola denominazione commerciale che consente spesso al commerciante non onesto di spacciare un prodotto di scarso valore per uno molto più pregiato.

I risultati dei controlli L’indagine ha riguardato sia le catene di grande distribuzione (supermercati) e quindi prodotti preconfezionati e non, sia le rivendite al dettaglio di pesce non confezionato. I controlli sono stati effettuati su 120 esercizi commerciali. Fra le infrazioni più frequenti la mancata esposizione delle indicazioni obbligatorie relative alla provenienza o la mancanza delle indicazioni sulla denominazione commerciale del pesce, la mancanza di sistemi di tracciabilità dei prodotti esposti in vendita, omissioni e/o indicazioni errate nelle etichettature. Per tali fattispecie sono state elevate 32 sanzioni amministrative per un importo pari a 50.000 euro complessivi.

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