©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Patteggia a due anni di reclusione (pena sospesa) l’infermiera caposala dell’hospice dell’Ausl Umbria 1 ritenuta responsabile di aver contaminato l’acqua di una dottoressa nella quale sarebbero state versate sostanze rubate dall’armadietto della struttura sanitaria al Parco Margherita. La 49enne, indagata, e successivamente anche sospesa dal servizio, era accusata dei reati di stalking, tentate lesioni aggravate, calunnia, peculato e detenzione ai fini di spaccio (queste ultime due ipotesi di reato sono state riqualificate). Tra le ragioni dei presunti comportamenti ci sarebbero dissapori sul lavoro. I fatti contestati risalgono al 2023 quando l’imputata – ha ricostruito il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini – «nello svolgimento dell’attività lavorativa, in modo fraudolento e ripetuto, ha adulterato l’acqua contenuta nelle bottigliette della dottoressa». 

Consulenza Nel corso delle indagini il magistrato ha nominato un consulente per accertare il tipo e la quantità di sostanza contenuta nell’acqua. Nelle carte del pm si parla di «quantitativi compresi tra i 3 e i quasi 15 milligrammi di Midazolam Cloridrato», una «sostanza soggetta a prescrizione medica non ripetibile e per uso esclusivamente ospedaliero, avente effetto sedativo». Il fatto – prosegue la Procura – avrebbe «ingenerato» nella dottoressa «il fondato timore di danni alla salute e un relativo stato di ansia». Il magistrato contesta le tentate lesioni a proposito della «condotta volta a cagionare lesioni consistenti negli effetti conseguenti all’alterazione dell’ordinario stato psicofisico correlato all’assunzione di un farmaco sedatico». «Senza riuscire nell’intento – viene però puntualizzato – perché la vittima che si era avveduta dell’adulterazione ometteva, almeno nella maggior parte delle occasioni, di inghiottire il liquido».

Sviluppi Alla caposala difesa dall’avvocato Delfo Berretti viene contestato il reato di peculato per «essersi impossessata» di cinque boccette di morfina e di 10 fiale di Talentum (avente principio attivo Midazolam Cloridrato) «sottraendole all’Hospice» per l’«adulterazione dell’acqua nelle bottigliette della dottoressa». Valore? Una trentina di euro. La dottoressa, persona offesa, è assistita dall’avvocato Simone Manna, mentre l’Azienda sanitaria locale n. 1 si è costituita attraverso l’avvocato Pietro Laffranco. Asl valuterà l’ipotesi di un risarcimento eventualmente da avanzare davanti ai giudici del tribunale civile, più che altro legato al danno di immagine. 

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