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Luigi Chiatti noto come il "Mostro di Foligno"

Luigi Chiatti, noto come il “Mostro di Foligno” lo scorso mese di giugno avrebbe riassaporato la libertà, beneficiando di un permesso premio. La notizia è riportata nell’edizione di oggi del Corriere dell’Umbria. Il serial killer sarebbe anche in odore di semilibertà, che gli permetterebbe di uscire dal carcere di Firenze, dove è detenuto, durante le ore diurne. Immediata l’indignazione dell’associazione folignate “Marcia degli Angeli”: «Inaccettabile».

Il fatto Chiatti, stando alle indiscrezioni riportate sul quotidiano e provenienti da ambienti del carcere di Firenze, avrebbe iniziato a beneficiare della legge Gozzini, che concede permessi premio una volta scontato un quarto della pena in caso di buona condotta. E di un permesso premio, il serial killer di Lorenzo Paolucci e Simone Allegretti, avrebbe goduto nel mese di giugno. E già si parla di semilibertà, con il permesso di lavorare all’esterno del carcere. Un provvedimento destinato a suscitare polemiche, come le suscitò, nell’ottobre 2008, la concessione dell’indulto, che cancellò 3 anni di pena.

La reazione «Come è mai possibile che un soggetto reo confesso dell’omicidio di due bambini considerato pericoloso per sua stessa ammissione di reiterare i reati commessi possa uscire?». Se lo chiede l’avvocato Silvia Stancati dell’associacione “Marcia degli angeli”. La penalista definisce la concessione dei permessi premio «inaccettabile».

La storia Luigi Chiatti è nato a Narni (Terni) il 27 febbraio 1968. Prima di diventare geometra ha un’infanzia difficile: abbandonato sulle scale dell’istituto “Beata Lucia” di Narni, viene adottato quando ha 6 anni. Si diploma nel 1987, due anni dopo parte militare. La sua storia criminale, che gli farà affibbiare l’appellativo “Mostro di Foligno”, risale al 1992. Viene infatti arrestato l’8 agosto 1993 accusato dell’omicidio del piccolo Simone Allegretti, 4 anni, ritrovato nudo sulla strada tra Casale e Colle Scipoli, frazioni montane di Foligno. La seconda vittima è Lorenzo Paolucci, 13 anni, ucciso il 7 agosto del ’93, sempre vicino a Casale. Gli inquirenti seguirono una scia di tracce e sangue, che li portò dritti a casa di Chiatti. Lì il geometra pronunciò la frase rimasta celebre: «Non sono stato io, sono un bravo boy scout».