di Chiara Fabrizi

«Sarebbe bastata una Tac per accertare l’aneurisma aortico vicino al cuore che si è poi rotto, causando la morte di Sara Scarabicchi», la mamma di 43 anni deceduta in casa il 3 novembre scorso due ore dopo le dimissioni dal Pronto soccorso di Città di Castello. A dirlo all’indomani dell’autopsia è l’avvocato Eugenio Zaganelli, che rappresenta il compagno della donna e che ha nominato il medico legale Giuseppe Fortuni per partecipare all’autopsia ordinata dalla Procura di Perugia. Sulla morte di Sara Scarabicchi è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di due giovani medici, un operatore del Pronto soccorso e un cardiologo.

«Secondo i rilievi del nostro consulente la Tac avrebbe permesso di diagnosticare l’aneurisma aortico, facendo scattare d’urgenza l’intervento chirurgico per Sara, che in questi casi ha alte probabilità di successo, circa il 70 per cento. Di sicuro – conclude Zaganelli – Sara avrebbe dovuto essere ricoverata e non rimandata a casa, dove è poi morta poco dopo».

L’accertamento irripetibile sulla salma della mamma di 43 anni, che lascia un figlio in tenera età, non è comunque concluso. Nell’arco di due forse tre settimane un campione di tessuto prelevato sabato durante l’autopsia sarà analizzato a Bologna, così da ottenere ulteriori riscontri rispetto a quanto emerso in sala settoria.

Terminati gli accertamenti dovrà essere la consulente nominata dal pm Gianpaolo Mocetti, la dottoressa Donatella Fedeli di Bologna, a consegnare alla Procura di Perugia la propria relazione, che dovrà contenere le risposte alle domande formulate dal pm. Mocetti, infatti, vuole capire se la morte della 43enne abbia un «rapporto causale con l’operato dei medici», quindi se i due professionisti «abbiano agito con imperizia, imprudenza ovvero negligenza nella fase diagnostica e terapeutica» e «se una diversa condotta avrebbe, con alto grado di credibilità razionale e probabilità logica, evitato il decesso».

Nel frattempo la direzione della Usl Umbria 1 sostiene di voler «fare piena chiarezza e conferma che stanno proseguendo con la massima attenzione le verifiche interne avviate nei giorni scorsi», è scritto in una nota dell’azienda sanitaria, in cui si afferma che «in parallelo si è anche provveduto alla segnalazione del caso al ministero della Salute secondo le procedure previste dalla legge». Nel dettaglio, poi, la Usl 1 ha «programmato l’audit clinico interno al fine di ricostruire in modo puntuale tutte le fasi del percorso assistenziale e verificare la corretta applicazione dei protocolli esistenti», è sempre scritto nella nota stampa in cui «la direzione dell’Usl 1 e la presidente della Regione Stefania Proietti esprimono vicinanza ai familiari della paziente e rinnovano l’impegno dell’azienda a garantire la massima trasparenza e la collaborazione con l’autorità giudiziaria e con tutte le istituzioni coinvolte, nella piena tutela della verità dei fatti e della sicurezza dei cittadini».

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