di Chiara Fabrizi
Il Tar dell’Umbria ha respinto anche la seconda richiesta di sospensiva presentata dall’ex sindaco di Spoleto, Umberto De Augustinis, per congelare gli effetti del voto di sfiducia dell’11 marzo scorso e il conseguente commissariamento dell’ente.
Commissariamento Spoleto al Tar I giudici hanno poi fissato per il 26 ottobre prossimo l’udienza per la discussione di merito del ricorso. Anche stavolta De Augustinis, rappresentato dagli avvocati Salvatore Taverna e Sandro Amorosino, è stato condannato a pagare 500 euro ciascuno in favore delle parti del giudizio, cioè la prefettura di Perugia e di tre ex consiglieri comunali, cioè Marco Trippetti (Pd), Antonio Di Cintio (Fd’I) e Paola Vittoria Santirosi (Fd’I), rappresentati dagli avvocati Massimo Marcucci e Giuseppe Caforio. A loro l’ex sindaco contesta un presunto conflitto di interessi derivante dal ruolo di lavoratori dipendenti del sistema sanitario regionale (sono tutti medici) che, secondo De Augustinis, avrebbero dovuto astenersi dal voto di sfiducia a causa di un presunto conflitto di interesse ingenerato da un altro ricorso al Tar, quello del Comune contro la Regione per la riconfigurazione del San Matteo degli Infermi in Covid hospital e su cui, dopo la discussione di merito dell’11 maggio scorso è attesa la sentenza dello stesso Tar.
De Augustinis perde anche il secondo round Con ordinanza depositata mercoledì mattina, infatti, il collegio dei giudici ha ribadito di non poter favorevolmente apprezzare le esigenze del ricorrente, cioè di De Augustinis, citando come motivazioni il provvedimento già emesso dallo stesso Tar dell’Umbria due settimane fa: «Il ricorso non appare sufficientemente sostenuto in punto di fumus dalle argomentazioni di parte ricorrente stante l’inefficacia, ai sensi dell’articolo 53, comma 3, Testo unico degli enti locali, per un lasso temporale di venti giorni delle dimissioni presentate dal sindaco in data 11 marzo 2021 e non appaiono a prima vista apprezzabili, anche in ragione della peculiarità della deliberazione de qua (il voto di sfiducia, ndr), le lamentate cause di conflitto di interessi in capo a quattro consiglieri comunali».
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