di Chiara Fabrizi
Droga, soldi e tabulati telefonici. È incardinata su questi tre pilastri l’indagine della Procura di Spoleto a carico del comandante della stazione dei carabinieri di Foligno, Francesco Matalone, 54 anni, per tutti un militare con una carriera lunga e specchiata, ora a rischio per la delicata indagine coordinata dai pm Vincenzo Ferrigno e Michela Petrini, che gli hanno notificato l’avviso di garanzia il 13 ottobre scorso, quando è scattata la perquisizione della caserma dell’Arma in via Garibaldi a Foligno. Matalone è assistito dall’avvocato Aurelia Rossitto del foro di Catanzaro che, contattata da Umbria24, si è limitata a parlare genericamente «di un momento difficile, come lo è sempre per qualsiasi indagato», affermando che Matalone «è destinatario di un avviso di garanzia che, non solo non è una sentenza di condanna, ma è un atto che nel corso delle indagini può subire anche degli stravolgimenti». Indagato, ma limitatamente al reato di falso, anche il brigadiere Gianluca Insinga, 46 anni, assegnato alla stazione di Foligno.
Concussione A carico del comandante della stazione, invece, in base a quanto emerge dal decreto di sequestro, viene ipotizzata la concussione perché avrebbe, lo scorso 16 settembre, convocato in caserma, «in assenza di autorizzazione dell’autorità giudiziaria», un uomo ristretto agli arresti domiciliari per reati di droga, «costringendolo a dargli indebitamente 5 mila euro tramite bonifico bancario sul conto corrente intestato a Matalone, che lo stesso ha poi prelevato in contanti quattro giorni dopo», come si legge nell’atto.
Droga Ma oltre ai soldi che avrebbe ricevuto da un indagato, per ragioni che sono naturalmente al centro del delicato fascicolo, il comandante della stazione di Foligno è stato iscritto nel registro degli indagati anche per l’ipotesi di tentata cessione di sostanza stupefacente perché, nel gennaio scorso, avrebbe convocato un appuntato, chiedendogli, questo emerge dal decreto di sequestro, di «procurare 150 grammi di cocaina per aiutare un collega in servizio alla Compagnia dei carabinieri di Assisi». Secondo i magistrati, invece, l’etto e mezzo di polvere bianca avrebbe dovuto essere consegnata «a un terzo soggetto al momento non identificato», come si legge nell’atto. L’appuntato, comunque, si è rifiutato di rimediare la droga, anche se secondo gli inquirenti un minore quantitativo di cocaina mancherebbe comunque all’appello. A Matalone viene contestato di aver, qui siamo nell’aprile 2021, falsamente attestato nel ‘Registro delle cose sottoposte a sequestro’ la distruzione di due quantitativi di cocaina, per complessivi 59 grammi, sequestrati a due indagati nell’ambito di un’operazione antidroga.
Querela sbagliata A risultare particolarmente pesante, però, è anche l’altra ipotesi di falso su cui indaga la Procura di Spoleto e che emerge sempre dal decreto di sequestro. Sì, perché secondo gli inquirenti Matalone, l’8 aprile scorso, avrebbe raccolto la denuncia per molestie depositata da una donna, segnando nella querela un numero di cellulare che sarebbe in realtà risultato intestato a un altro soggetto a lui vicino e non alla donna che si era rivolta all’Arma per chiedere aiuto. Così facendo, secondo la ricostruzione della Procura che emerge dall’atto, il comandante avrebbe ottenuto un decreto di acquisizione dei tabulati telefonici su un’utenza, che però era quella di un’altra persona, a lui nota, e non della presunta vittima di molestie.
Tabulati telefonici Ma i tabulati di questo terzo soggetto sarebbero finiti nelle mani del comandante fin dal febbraio scorso. In base a quanto scritto nel decreto di sequestro, infatti, Matalone in qualità di istigatore e il brigadiere Insinga in qualità di esecutore materiale avrebbero scritto un falso verbale di denuncia, solo all’apparenza depositato proprio da questo terzo soggetto in qualche modo vicino a Matalone, inducendo in errore il Pm che ha chiesto e ottenuto dal gip un decreto di autorizzazione all’acquisizione dei tabulati telefonici. Questo stesso decreto, poi, secondo la Procura, sarebbe stato ripetutamente falsificato dai due carabinieri, in un periodo compreso tra la fine di febbraio e la metà di luglio, sempre al fine di procedere, questa la ricostruzione che emerge dal decreto di perquisizione, all’acquisizione dei tabulati telefonici di questo terzo soggetto, che sarebbe stato così controllato per circa cinque mesi.
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